Cronaca. Bologna, badanti e colf in Emilia-Romagna: un settore da 1,4 miliardi

Il comparto dell’assistenza domiciliare in Emilia-Romagna genera un impatto economico pari a 1,4 miliardi di euro, equivalenti allo 0,8% del prodotto interno lordo regionale, ma registra una sensibile flessione del personale impiegato. È il quadro tracciato oggi a Bologna, presso la sede istituzionale di viale Aldo Moro, in occasione della presentazione del settimo rapporto annuale elaborato dall’Osservatorio nazionale Domina.

La riorganizzazione dei dati relativi al 2024 restituisce l’immagine di un settore sorretto quasi interamente da donne straniere. Su quasi 70mila lavoratori provvisti di regolare contratto, la componente femminile tocca il 92%, mentre gli immigrati sfiorano l’80%, con un massiccio afflusso dai Paesi dell’Est Europa. Gli addetti di cittadinanza italiana rappresentano appena un quinto della forza lavoro. Analizzando le specifiche mansioni, le badanti si confermano il gruppo preponderante con oltre 44mila unità. Tuttavia, rispetto al 2021, il numero complessivo degli operatori è calato del 9%, una discesa innescata principalmente dal crollo verticale delle colf, diminuite di oltre il 30%.

Sul fronte delle famiglie, le statistiche contano poco più di 71mila datori di lavoro, segnando un netto calo del 18,1% nell’ultimo triennio. Ad assumere sono in larga maggioranza donne italiane con un’età media superiore ai 71 anni. Quasi un decimo dei nuclei familiari presenta al proprio interno grandi invalidi, dato che certifica il profondo bisogno di supporto quotidiano sul territorio. In totale, per far fronte a queste necessità, i cittadini emiliano-romagnoli hanno sborsato formalmente 733 milioni di euro in un solo anno.

L’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti, ha rimarcato come le cure domestiche costituiscano ormai un pilastro strutturale per la tenuta sociale, specialmente di fronte a una popolazione sempre più anziana. Per supportare le famiglie, l’amministrazione ha incrementato il fondo per la non autosufficienza, destinando per il 2025 oltre 564 milioni di euro. A queste risorse si affiancano ulteriori 3 milioni riservati specificamente ai caregiver, grazie a una legge introdotta lo scorso anno.

Resta però il nodo cruciale del lavoro nero. Il segretario generale dell’associazione Domina, Lorenzo Gasparrini, intervenuto insieme al direttore dell’Osservatorio Massimo De Luca, ha spiegato che i costi elevati spingono ancora troppe persone verso l’irregolarità, cancellando le garanzie per i dipendenti. Per arginare il sommerso e incentivare la trasparenza, i vertici dell’ente hanno proposto al governo l’introduzione di agevolazioni mirate, tra cui sistemi di rimborso sui versamenti previdenziali, l’utilizzo dei fondi di disoccupazione per favorire i contratti stabili e una detrazione fiscale del 10% sulle spese di assistenza.