Riprendono a pieno ritmo nella giornata di oggi le complesse manovre di contenimento nell’area montuosa di Alto Reno Terme, sull’Appennino bolognese, gravemente colpita da un esteso rogo boschivo. L’avanzata delle fiamme ha già compromesso un perimetro di circa cinquanta ettari di vegetazione, costringendo la macchina dei soccorsi a un impegno senza sosta per scongiurare un’ulteriore espansione del disastro.
Durante la notte appena conclusa, l’intero settore è stato sottoposto a un rigido monitoraggio da parte delle squadre di emergenza. Per orientarsi nel buio, i vigili del fuoco si sono affidati alla tecnologia, facendo alzare in volo diversi droni equipaggiati con speciali ottiche termiche. Questa accurata ricognizione ha permesso di mappare il territorio con estrema precisione, fornendo indicazioni vitali agli operatori sul terreno per individuare le aree in cui il calore risultava ancora elevato.
Con il ritorno della luce diurna, la strategia di intervento ha richiesto nuovamente il supporto massiccio dall’alto. Il dispositivo di sicurezza schierato oggi conta sull’impiego simultaneo di un velivolo Canadair e di un elicottero in dotazione al reparto volo. I soccorritori hanno chiarito che l’ausilio della flotta aerea costituisce una scelta obbligata per riuscire a bonificare il nucleo interno della zona bruciata. La conformazione del paesaggio in quel particolare quadrante risulta infatti talmente aspra e scoscesa da impedire qualsiasi approccio in sicurezza per le squadre appiedate.
L’intera gestione dell’emergenza rimane sotto la costante supervisione del direttore designato per le operazioni. A questa figura spetta l’imperativo compito di orchestrare le traiettorie dei mezzi aerei, garantendo che le ondate d’acqua vengano sganciate in modo chirurgico per annientare i focolai che continuano a resistere nel cuore della foresta.











