Consegne di stupefacenti “aeree” per superare le mura di cinta e rifornire il mercato interno del penitenziario. È l’inquietante scenario emerso da un’indagine condotta alla Dozza, che ha portato alla luce un sistema di spaccio gestito grazie all’uso della tecnologia. L’operazione congiunta, condotta dalla Polizia di Stato e dalla Polizia Penitenziaria, ha interrotto la filiera illecita nei giorni scorsi.
Hashish dal cielo per i detenuti
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bologna, ha visto collaborare gli uomini della Squadra Mobile e del Nucleo Investigativo Centrale della Penitenziaria. I sospetti si sono concentrati su un detenuto e sulla sua compagna, una donna di 35 anni residente fuori dal carcere. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la coppia avrebbe organizzato l’introduzione della droga utilizzando un drone telecomandato, capace di trasportare panetti di hashish oltre le barriere di sicurezza per poi essere smerciati tra le celle.
Un traffico estremamente redditizio, considerando che il valore della sostanza, una volta entrata nell’istituto di pena, lievita vertiginosamente, arrivando a costare fino a dieci volte il prezzo di strada.
Il blitz e i sequestri
Il cerchio si è chiuso con la perquisizione nell’abitazione della donna. All’interno dell’appartamento, gli agenti hanno scovato circa due etti di hashish, tutto l’occorrente per il confezionamento sottovuoto, bilancini di precisione e diversi micro-cellulari, spesso molto richiesti all’interno delle prigioni. Elemento chiave del ritrovamento è stato proprio un drone equipaggiato con telecamera, ritenuto il “corriere” meccanico utilizzato per le spedizioni.
La 35enne è stata arrestata e processata per direttissima. Nel frattempo, gli accertamenti tecnici proseguono sui dispositivi elettronici sequestrati per ricostruire l’intera rete di contatti e verificare la frequenza dei voli illeciti.











