Svolta giudiziaria nel caso della tragica morte di Roberto Berti, l’anziano rinvenuto senza vita nella frazione di Razora il 23 novembre 2024. In data odierna, venerdì 13 febbraio 2026, il Gup di Bologna, Claudio Paris, ha disposto il rinvio a giudizio per la moglie della vittima, la coetanea Leda Stupazzoni. La donna, oggi ottantunenne e attualmente sottoposta alla misura dell’obbligo di dimora nel Bolognese, dovrà comparire davanti alla Corte d’Assise il prossimo 15 aprile per rispondere dell’accusa di omicidio volontario.
La vicenda ebbe inizio quando fu la stessa Stupazzoni a lanciare l’allarme, sostenendo che il marito fosse deceduto a causa di un incidente domestico. Secondo la versione fornita inizialmente dalla donna, l’uomo sarebbe caduto dal tetto dell’abitazione, impattando fatalmente contro una tegola. Tuttavia, le indagini condotte dai Carabinieri e coordinate dalla pm Beatrice Ronchi hanno delineato uno scenario radicalmente differente. Gli inquirenti ipotizzano infatti che Berti non sia rimasto vittima di una fatalità, ma che sia stato ucciso dalla moglie, la quale lo avrebbe colpito ripetutamente utilizzando dei cocci di vasi.
In vista del dibattimento, la strategia della difesa si è fatta più complessa. Gli avvocati dell’imputata, Antonio Petroncini e Valentina Di Loreto, pur negando fermamente ogni responsabilità della propria assistita, non escludono più l’ipotesi di un evento violento. I legali hanno infatti dichiarato che è assolutamente possibile che l’uomo sia stato effettivamente aggredito e ucciso, ma contestano la certezza con cui la Procura attribuisce la mano dell’assassino alla signora Stupazzoni. Secondo i difensori, la questione centrale resta stabilire se vi siano prove inconfutabili della colpevolezza della donna, sottolineando come la vicenda necessiti di un vaglio dibattimentale estremamente accurato per chiarire i numerosi punti d’ombra.
Il processo che inizierà tra due mesi in Corte d’Assise sarà dunque chiamato a stabilire la verità su quanto accaduto quel giorno a Castel d’Aiano, decidendo se confermare la tesi dell’accusa o se accogliere i dubbi sollevati dalla difesa circa l’identità dell’effettivo autore del delitto.











