Cronaca. Bologna, machete e sangue in Montagnola: arrestati cittadini egiziani, tunisini e pakistani per rapina e tentato omicidio

Svolta decisiva nelle indagini condotte dalla Polizia di Stato di Bologna per contrastare la criminalità violenta nell’area del parco della Montagnola. Nella giornata di ieri, giovedì 15 gennaio, gli investigatori hanno stretto il cerchio attorno ai responsabili di due distinti e gravi episodi di cronaca nera avvenuti nell’ultimo anno: una rapina a mano armata e un tentato omicidio. Le operazioni hanno portato all’identificazione e all’arresto di diversi cittadini stranieri di nazionalità egiziana, tunisina e pakistana.

Il primo episodio ricostruito dagli inquirenti risale al 18 ottobre scorso. In quell’occasione, due giovani si erano recati al parco con l’intento di acquistare sostanze stupefacenti, ma l’incontro si era trasformato in un incubo: i due erano stati accerchiati, minacciati con un machete e derubati di portafogli e smartphone. Le indagini hanno permesso di inserire il fatto nel contesto dello spaccio locale e di risalire a due sospettati: un egiziano classe 2005 e un tunisino classe 2007, entrambi già noti alle forze dell’ordine. Un elemento chiave è emerso pochi giorni dopo il crimine, quando il minorenne tunisino era stato controllato in possesso del telefono sottratto alle vittime. Su richiesta della Procura, il Gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: il provvedimento è stato eseguito venerdì scorso nei confronti del cittadino egiziano, mentre il complice tunisino risulta ancora irreperibile e attivamente ricercato.

Il secondo filone d’indagine riguarda un fatto di sangue ancora più grave, avvenuto nel maggio 2025. Si tratta di una brutale aggressione punitiva messa in atto da un branco composto da otto cittadini pakistani ai danni di un ventenne nordafricano, ferito con armi da taglio in modo talmente grave da rischiare la vita. Già nel mese di luglio era stata emessa una misura cautelare in carcere per gli otto aggressori; tre di loro erano stati rintracciati in Italia ad agosto, ma per gli altri la fuga è proseguita oltre confine.

Grazie all’attivazione del mandato di arresto europeo e alla collaborazione della Direzione centrale di Polizia criminale tramite il servizio Fast Italia, la caccia all’uomo si è estesa all’area Schengen. L’operazione internazionale ha dato i suoi frutti con la cattura di altri due fuggitivi: uno è stato fermato a Szeged, in Ungheria, e già estradato in Italia; l’altro è stato bloccato a Duren, in Germania, ed è attualmente in attesa delle procedure di consegna alle autorità italiane.

L’operazione ha suscitato le reazioni della politica locale e nazionale. Francesco Sassone, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, ha espresso il proprio plauso agli agenti della Squadra Mobile per il lavoro svolto. Sulla stessa linea il senatore Marco Lisei, il quale, commentando l’accaduto, ha ribadito la necessità di potenziare i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) su tutto il territorio nazionale e, nello specifico, nella città di Bologna.