Il Tribunale di Bologna ha emesso una sentenza di estrema severità nei confronti di Paolo Tiralongo, il cinquantanovenne ritenuto colpevole del brutale agguato ai danni di Domenico Pennizzotto, dirigente comunale del Quartiere Santo Stefano. Il verdetto, giunto oggi giovedì 12 febbraio 2026, ha stabilito una pena di 14 anni e un mese di reclusione, superando sensibilmente la richiesta di 10 anni avanzata dal pubblico ministero Giampiero Nascimbeni. La decisione del giudice giunge a un anno e mezzo di distanza dal drammatico episodio avvenuto nell’estate del 2024, confermando la gravità di un gesto nato da un risentimento covato per anni.
L’aggressione si era consumata il 2 agosto 2024 presso il circolo del Baraccano, dove Tiralongo aveva teso una trappola a Pennizzotto colpendolo con nove fendenti all’addome. Gli agenti della Squadra Mobile, intervenuti tempestivamente, avevano rintracciato l’uomo poco dopo il fatto, trovandolo ancora macchiato di sangue e in possesso di tre armi da taglio. Le indagini hanno chiarito il movente: una vendetta personale legata a una relazione del 2017, firmata da Pennizzotto quando guidava i Servizi Sociali al Navile, che aveva portato all’affidamento esclusivo dei figli alla ex moglie dell’imputato. Nonostante la difesa, rappresentata dall’avvocato Federico Basile, avesse tentato di far riqualificare l’accusa in lesioni personali puntando sulla salute mentale dell’uomo, la perizia psichiatrica ha confermato la sua piena capacità di intendere e volere al momento del crimine.
Oltre alla detenzione, la corte ha stabilito pesanti sanzioni pecuniarie: Tiralongo dovrà versare una provvisionale di 80.000 euro alla vittima e un risarcimento di 20.000 euro al Comune di Bologna, che si è costituito parte civile con la presenza in aula dell’assessora alla sicurezza Matilde Madrid. La sentenza rappresenta un punto di svolta legale, ma non cancella i segni profondi lasciati nella vita del dirigente, sopravvissuto solo grazie a complessi interventi chirurgici e a un periodo di cure intensive in rianimazione.
Domenico Pennizzotto, accompagnato dal suo legale Chiara Rizzo, ha descritto fuori dall’aula come l’aggressione abbia radicalmente trasformato la sua quotidianità, privandolo della possibilità di praticare l’arrampicata, sport che considerava centrale nella sua vita. Attualmente, il dirigente prosegue il suo incarico presso un ufficio comunale differente, scelto appositamente per garantire standard di sicurezza più elevati. Mentre la vittima tenta di ricostruire una normalità possibile, si attendono ora i prossimi 90 giorni per il deposito delle motivazioni ufficiali della sentenza.












