Cronaca. Capodannio tragico a Verucchio, il Luogotenente Masini a “Diritto e rovescio”: “Mi ha aggredito due volte, ho dovuto sparare”

Il luogotenente dei carabinieri Luciano Masini, comandante della stazione di Verucchio, è tornato a parlare pubblicamente della tragica notte di Capodanno che lo ha visto protagonista di uno degli episodi più drammatici della cronaca riminese recente. Lo ha fatto oggi in prima serata, ospite di Paolo Del Debbio nella trasmissione Dritto e rovescio, ricostruendo nei dettagli quegli attimi concitati che portarono alla morte del 23enne egiziano Muhammad Abdallah Abd Hamid Sitta.

L’intervento costò al militare l’apertura di un’indagine per omicidio colposo ed eccesso colposo di legittima difesa. Nelle scorse settimane, tuttavia, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rimini, Raffaella Ceccarelli, ha disposto l’archiviazione del fascicolo, riconoscendo la legittimità dell’operato del comandante secondo i presupposti di legge.

Durante la trasmissione, Masini ha ripercorso con lucidità quegli istanti drammatici. Ha spiegato che quella notte i carabinieri erano già impegnati in un servizio di controllo quando è giunta la segnalazione di un’aggressione con arma da taglio. Per velocizzare l’arrivo sul posto, il luogotenente ha preso personalmente il volante. Una volta giunto a destinazione, il centro abitato appariva deserto. Poco dopo ha incontrato la prima vittima, un uomo che si dirigeva verso la pattuglia visibilmente scosso.

L’aggredito ha raccontato ai militari di essere stato avvicinato da un giovane, presumibilmente nordafricano, che dopo averlo fissato negli occhi aveva sferrato una coltellata. La vittima era riuscita a difendersi parzialmente, ma la lama lo aveva comunque sfiorato al collo. L’uomo continuava a toccarsi il punto colpito, ancora sotto choc, e ha informato i carabinieri che un’altra persona era stata ferita poco distante.

La pattuglia si è immediatamente spostata, raggiungendo il luogo indicato in meno di sessanta secondi. Masini ha notato un individuo che avanzava nella sua direzione. Quando gli è passato accanto, il comandante ha visto chiaramente che impugnava un coltello. Gli ha ordinato di gettare l’arma, ma ha subito compreso che l’uomo non aveva alcuna intenzione di obbedire. Ha quindi modificato l’approccio, passando dai toni perentori a un tentativo di dialogo più pacato, cercando di stabilire un contatto: gli ha detto di lasciare il coltello, promettendogli che in quel caso non gli sarebbe successo nulla.

Nel frattempo è sopraggiunta anche una collega, che si trovava però in una posizione esposta e svantaggiosa. Il giovane l’ha guardata in modo estremamente minaccioso. A quel punto il luogotenente ha deciso di esplodere un primo colpo di avvertimento a terra, riuscendo a catalizzare completamente l’attenzione dell’aggressore su di sé e ad allontanarlo dalla collega. L’uomo ha iniziato a pronunciare frasi in una lingua incomprensibile per i militari: solo successivamente hanno appreso che si trattava di una preghiera di ringraziamento.

Masini ha quindi sparato un secondo colpo di avvertimento verso il suolo, vedendo che il giovane continuava ad agitare la lama in modo sempre più pericoloso. Il comandante non si è però reso conto che, mirando verso il basso, permetteva all’aggressore di avvicinarsi più rapidamente. In quei momenti concitati ha perso la percezione del numero di colpi esplosi. Ha raccontato di averne sparati altri quattro mentre il 23enne si avvicinava. Quando l’uomo gli è arrivato vicinissimo, il carabiniere ha esploso un ulteriore colpo diretto verso di lui: la distanza era così ridotta che l’aggressore è riuscito a toccare la pistola.

Il militare ha spiegato che in situazioni simili la percezione del tempo si altera completamente. Non ha nemmeno udito i colpi che sparava, concentrato su quanto accadeva intorno a lui. Quando è stato aggredito per la seconda volta, non c’erano più margini né tempo per valutare soluzioni alternative. Gli ultimi colpi hanno raggiunto il bersaglio.

Il giorno seguente Masini si è ritrovato iscritto nel registro degli indagati per eccesso colposo di legittima difesa e omicidio colposo. Ha raccontato di aver provato una sensazione particolare nel vedere quell’atto: pur sentendosi sereno, una voce interiore gli chiedeva come avrebbe potuto dimostrare l’accaduto, chi gli avrebbe creduto, come avrebbe spiegato di essere stato attaccato due volte.

Il comandante ha però sottolineato di aver avuto una grande fortuna. Mentre sparava, concentrato a non colpire altre persone, non si era accorto che numerosi giovani erano usciti dai locali circostanti. Lo hanno circondato offrendosi come testimoni, alcuni estraendo immediatamente i documenti per lasciargli i propri dati. Alla fine ventiquattro persone hanno testimoniato a suo favore, confermando di aver assistito a tutto e che non avrebbe potuto agire diversamente.

Masini ha espresso profonda gratitudine verso la propria famiglia, che gli è stata accanto durante l’intera vicenda. Ha raccontato che suo padre era particolarmente preoccupato, soprattutto per l’imputazione di omicidio colposo, una definizione giuridica dal peso significativo. Dieci mesi di indagini rappresentano un periodo non breve, ma il luogotenente ha ringraziato la Procura per aver svolto tutti gli accertamenti necessari e per aver valutato correttamente i fatti.

Dopo questa esperienza, Masini ha affermato di vivere la professione con la stessa tranquillità di prima. Non è cambiato nulla nel suo approccio al servizio. È sempre rimasto al comando della stazione di Verucchio, senza mai essere sospeso. Si è assentato solo per il periodo di licenza ordinaria, durante il quale ha accompagnato le figlie a trovare il padre prima del rientro a scuola. Ha scelto di isolarsi parzialmente, leggendo poco i giornali. Oggi continua a svolgere il proprio lavoro con lo stesso senso delle istituzioni di sempre.