Cronaca. Caso di presunta violenza sessuale a Rimini: prosciolti pizzaiolo e cameriere accusati da una turista

Si chiude con una sentenza di non luogo a procedere la vicenda giudiziaria che vedeva coinvolti due lavoratori stagionali, un pizzaiolo egiziano di 60 anni e un cameriere italiano di 49 anni, accusati di violenza sessuale ai danni di una turista svizzera. Il Gup del Tribunale di Rimini, nella giornata di oggi, mercoledì 18 febbraio 2026, ha stabilito che non vi sono i presupposti per procedere contro i due indagati, facendo cadere le pesanti ipotesi accusatorie legate a fatti avvenuti nell’estate di due anni fa.

La vicenda risale alla notte del 15 luglio 2024, quando la giovane donna, in vacanza sulla Riviera romagnola insieme al fidanzato, era stata rintracciata dai due uomini mentre giaceva al suolo su un marciapiede in evidente stato confusionale. Secondo la tesi della Procura, ora smentita dalla decisione del giudice, i due avrebbero approfittato delle condizioni della vittima all’interno della stanza d’albergo dove l’avevano condotta. A sostegno dell’accusa erano state portate alcune tracce di DNA rinvenute sul corpo della donna, elemento che però è stato contestato e chiarito durante la fase processuale.

I due imputati, assistiti dai legali Alessandro Coppa e Luca Montebelli, hanno sempre respinto ogni addebito, fornendo una versione dei fatti diametralmente opposta. I lavoratori hanno infatti sostenuto di aver agito esclusivamente per prestare soccorso alla turista, trasportandola in hotel e mettendola sotto il getto della doccia nel tentativo di farla rinvenire dallo stato di incoscienza prima di richiedere l’intervento dei sanitari del 118. La difesa ha puntato molto sulla natura del contatto fisico, giustificandolo come manovra di assistenza d’emergenza.

A rendere ancora più complesso il quadro probatorio era stata la condizione psicofisica della denunciante, la quale aveva riferito agli inquirenti una totale perdita di memoria riguardante i momenti del presunto abuso. Tale amnesia sarebbe stata causata, secondo quanto emerso dagli accertamenti, da un mix di sostanze stupefacenti, farmaci e alcol assunti dalla giovane prima del ritrovamento. Con la sentenza odierna, il Tribunale ha messo la parola fine a un caso che per mesi ha scosso l’opinione pubblica locale, restituendo la libertà processuale ai due uomini coinvolti.