Cronaca. Caso Orlandi-Gregori, audizione fiume per Marco Accetti: sette ore di deposizione secretata

Il silenzio dei corridoi di Palazzo San Macuto è stato interrotto ieri da un’audizione fiume che segna un passaggio cruciale, per quanto controverso, nell’inchiesta bicamerale sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Marco Accetti, il fotografo romano che da anni divide l’opinione pubblica tra chi lo ritiene un testimone chiave e chi un mitomane, è rimasto sotto interrogatorio per sette ore consecutive. Entrato con estrema discrezione per evitare l’assedio dei cronisti, Accetti ha affrontato un confronto serrato iniziato alle 13:30 di giovedì 26 marzo e conclusosi solo alle 21:00, diventando ufficialmente la seduta più lunga tra le ottanta finora celebrate dalla Commissione.

L’audizione si è svolta in un clima di massima riservatezza. Su esplicita richiesta dello stesso Accetti, i lavori sono stati secretati, impedendo la diffusione immediata dei contenuti verbali. Tuttavia, l’attenzione dei quaranta parlamentari si sarebbe concentrata sulla “gestione mediatica” dei sequestri avvenuti nel 1983, con un focus particolare su presunte complicità femminili nel veicolare messaggi e telefonate dell’epoca. Il testimone, che oggi ha superato la soglia dei sessant’anni ma che all’epoca dei fatti ne aveva 27, ha risposto dettagliatamente alle domande basate anche sul suo “memoriale-bis”, un documento di 15 pagine intitolato Memoria a fini di giustizia, già consegnato alle procure competenti e alla magistratura vaticana.

Il profilo di Accetti e le analogie con i grandi misteri italiani

La figura di Accetti resta al centro di un complesso puzzle giudiziario. Noto per essersi autodenunciato nel 2013 come il telefonista del gruppo rapitore e per aver fatto ritrovare un flauto che i familiari della Orlandi riconobbero come appartenente alla ragazza, il fotografo è stato analizzato a fondo dai consulenti della Commissione prima di essere convocato. Nonostante le forti perplessità di alcuni esponenti politici, tra cui il senatore Maurizio Gasparri, la presidenza guidata da Andrea De Priamo ha ritenuto necessario approfondire la sua versione, che include riferimenti a vicende oscure come la morte di Josè Garramon e il caso di Katy Skerl.

A fornire una chiave di lettura sull’atteggiamento dell’uomo sono stati i suoi legali. Paolo Grillo, che ha assistito Accetti nella prima fase del pomeriggio, ha confermato che il suo assistito non si è sottratto ad alcun quesito, parlando ininterrottamente per ore. Successivamente, l’avvocato Giancarlo Germani ha preso il testimone, spiegando che l’intento di Accetti è quello di fornire riscontri oggettivi per allontanare da sé l’etichetta di visionario. Secondo Germani, la vicenda presenta inquietanti somiglianze con il caso Ustica: un groviglio di verità intuibili ma difficili da cristallizzare, segnato da oltre quarant’anni di ricatti e depistaggi.

Una giornata di coincidenze e rinvii

La presenza di Accetti in Commissione è arrivata dopo una serie di slittamenti. La convocazione originale di fine gennaio era saltata per verifiche legali legate a un’indagine sull’omicidio Skerl, mentre quella del 5 marzo era stata posticipata a causa dell’emergenza internazionale derivante dalla dichiarazione di guerra degli Stati Uniti all’Iran.

Mentre Palazzo San Macuto era blindato per l’audizione, all’esterno l’attenzione mediatica era parzialmente rivolta anche alla notizia della scomparsa di Vittorio Baioni. L’ex esponente dei Nar, lambito in passato dalle indagini sulla cosiddetta “pista inglese” del caso Orlandi, è deceduto in un incidente stradale in Libia. Solo pochi mesi fa, Baioni aveva negato con forza davanti alla stessa Commissione qualsiasi ruolo nella detenzione della ragazza a Londra. La coincidenza temporale tra la fine di un protagonista della destra eversiva e la lunga deposizione dell’uomo del flauto aggiunge un ulteriore, enigmatico tassello a una giornata interamente dedicata ai misteri mai risolti della Capitale.