Cronaca. Cesena, 87enne disabile intrappolato in casa: la battaglia legale per un ascensore

Un uomo di 87 anni, affetto da una grave disabilità motoria, è di fatto prigioniero nel suo appartamento al terzo piano a Cesena. La sua libertà è ostaggio di una battaglia legale condominiale che gli impedisce di installare un ascensore esterno, unica soluzione per poter uscire di casa in sicurezza. La frustrazione della famiglia è sfociata oggi in una denuncia pubblica, affidata alle pagine di CesenaToday, per accendere i riflettori su una vicenda che nega un diritto fondamentale.

Per l’anziano, le scale dello stabile di sei appartamenti sono diventate una barriera insormontabile. La sua condizione, caratterizzata da difficoltà di equilibrio e ridotta autonomia, rende impossibile percorrere le rampe. Una soluzione precedentemente adottata dalla coppia, un servoscala, è stata ora dichiarata inadatta e pericolosa dalla stessa fisiatra che segue l’uomo, esponendolo a un concreto rischio di caduta. Di fatto, l’87enne non può più uscire di casa, nemmeno se accompagnato.

La richiesta di installare un elevatore esterno, presentata dalla famiglia per anni, era finalmente approdata in assemblea condominiale a novembre dello scorso anno. In quella sede, il progetto aveva ottenuto un’ampia maggioranza: cinque condomini su sei si erano espressi a favore, con quattro di essi disposti a contribuire alle spese. La situazione, però, si è complicata quando l’unico condomino assente ha impugnato la delibera tramite un legale, sostenendo un vizio di forma nella convocazione.

Una nuova assemblea ha confermato l’approvazione del progetto, ma il fronte dei favorevoli si è ridotto a soli tre nuclei, spingendo la questione nelle aule di un tribunale. Le motivazioni di chi si oppone all’opera riguarderebbero la presunta perdita di luce e di visuale, oltre a un danno al decoro architettonico dell’edificio.

La vertenza legale è già iniziata, con una prima udienza tenutasi a settembre 2025 e una sentenza attesa nel corso del 2026. Un’attesa che la famiglia definisce inaccettabile per un uomo che, pur lucido e capace, non può più condurre una vita normale. Nella loro lettera, i familiari si interrogano su come la potenziale perdita di “un raggio di sole” possa essere considerata più importante della libertà e della dignità di una persona.

La speranza della famiglia è che il buon senso e il principio di legge, che fa prevalere il diritto alla mobilità sul decoro architettonico, possano finalmente avere la meglio sulle resistenze personali e sui tempi della burocrazia. Nessuna persona anziana, ribadiscono, dovrebbe essere condannata all’isolamento forzato all’interno della propria abitazione.