Cronaca. Cesena, licenziata per la gita al mare durante la 104: operaia vince la causa

Una sentenza destinata a fare giurisprudenza quella emessa dal Tribunale di Forlì, che ha riabilitato una lavoratrice 57enne licenziata per essersi concessa alcune ore di svago mentre usufruiva del congedo straordinario per assistere la madre disabile. La giudice del Lavoro ha dichiarato illegittimo il provvedimento preso da un’azienda di Gambettola, stabilendo che il caregiver ha diritto a spazi di recupero psicofisico.

Pedinata dall’investigatore privato

La vicenda ha avuto inizio nell’estate del 2023. L’azienda, presso cui la donna prestava servizio come mulettista dal lontano 2004, aveva iniziato a nutrire dubbi sulla condotta della dipendente, in quel periodo assente per assistere l’anziana madre malata di Alzheimer. Per vederci chiaro, la ditta aveva ingaggiato un detective privato con l’obiettivo di monitorarne gli spostamenti.

Il rapporto investigativo aveva documentato la presenza della 57enne in uno stabilimento balneare di Cesenatico in tre diverse occasioni. Sulla base di queste evidenze, ritenendo che la donna avesse abusato dei permessi legati alla Legge 104, l’impresa aveva prima inviato una contestazione disciplinare e, nel novembre successivo, proceduto al licenziamento per giusta causa, interrompendo bruscamente un rapporto lavorativo quasi ventennale.

La sentenza: il riposo è parte dell’assistenza

Il tribunale ha però ribaltato la prospettiva. Accogliendo la tesi difensiva delle legali della lavoratrice, la sentenza ha chiarito che l’assistenza a un familiare gravemente malato non impone una presenza continuativa 24 ore su 24. Secondo il giudice, brevi momenti di pausa e distacco sono fisiologici e necessari per permettere a chi assiste di “rifiatare”, a patto che l’impegno di cura rimanga l’attività prevalente. Le “gite” al mare, dunque, non hanno inficiato la funzione assistenziale del congedo.

Il risarcimento e il nuovo inizio

La condanna per l’azienda è stata netta: ordine di reintegro, risarcimento del danno e pagamento delle spese processuali. Tuttavia, la mulettista ha scelto di non tornare al vecchio posto di lavoro, dove il rapporto fiduciario si era irrimediabilmente incrinato. Ha optato invece per l’indennità sostitutiva pari a quindici mensilità.

La donna ha fatto sapere di aver trovato nel frattempo una nuova occupazione, dove ha raccontato la sua storia con trasparenza sin dal primo colloquio. Ora, grazie a una maggiore flessibilità oraria e al supporto del fratello, ha spiegato di aver ritrovato la serenità necessaria per gestire meglio l’assistenza alla madre.