Cronaca. Cesena, l’opera d’arte di Pazienza salvata dalla distarica: archiviata l’indagine ma resta lo scontro sulla proprietà

Si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario la storia del murale “Zanardi equestre”, il dipinto di grandi dimensioni realizzato da Andrea Pazienza nel 1985 e attualmente esposto al Maxxi dell’Aquila nell’ambito delle celebrazioni per il settantesimo anniversario della nascita dell’artista. L’inchiesta per appropriazione indebita a carico di Riccardo Pieri, il professionista cesenate che quasi quarant’anni fa recuperò l’opera destinata alla distruzione, è stata archiviata. Tuttavia, la vertenza sulla titolarità del bene sembra tutt’altro che risolta.

La vicenda affonda le radici nella metà degli anni Ottanta, quando l’amministrazione comunale di Cesena affidò a Pazienza e ad altri tre autori il compito di decorare i pannelli di legno che proteggevano il cantiere di restauro della fontana Masini, situata in piazza del Popolo. Il risultato fu un imponente dipinto di circa tre metri per quattro, eseguito con vernice su truciolato, raffigurante il celebre personaggio Zanardi in sella a un cavallo. Al termine dei lavori edili, gli operai incaricati dello smantellamento della recinzione fecero a pezzi i pannelli decorati: tre delle quattro opere andarono irrimediabilmente perdute.

Il destino dello “Zanardi” fu diverso grazie all’intervento di Pieri, all’epoca poco più che un ragazzo, che riuscì a recuperare i frammenti dalla macerie. Nel corso degli anni, il commercialista ha provveduto a ricomporre e far restaurare il dipinto, che pur presentando ancora lacune visibili, è sopravvissuto fino a oggi. Per quasi quattro decenni l’opera è rimasta custodita privatamente, pur venendo prestata per esposizioni a Bologna, Torino e Roma su richiesta di Michele Pazienza, fratello del fumettista. Il valore artistico ed economico del pezzo è oggi considerato inestimabile.

La decisione di archiviare l’indagine non ha però placato le rivendicazioni di Sauro Turroni. L’ex senatore, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di funzionario comunale e fu promotore dell’iniziativa artistica, ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso contro il provvedimento della magistratura. La tesi sostenuta è che il dipinto, essendo stato commissionato e regolarmente pagato dall’ente pubblico, appartenga di diritto al Comune di Cesena, indipendentemente dal fatto che sia stato gettato via dagli operai e successivamente recuperato da un privato. La battaglia legale per stabilire la proprietà definitiva di questo pezzo di storia dell’arte contemporanea, dunque, prosegue.