Si è chiuso ieri, martedì 24 marzo 2026, un doloroso capitolo giudiziario presso il Tribunale di Rimini, dove il gip Raffaella Ceccarelli ha emesso una sentenza di condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione nei confronti di un uomo di 44 anni, originario di Milano. L’imputato, processato con rito abbreviato, è stato ritenuto colpevole di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza allora minorenne, affetta da un lieve deficit mentale. La vicenda, che risale all’inizio del 2023, ha visto la giovane protagonista di una drammatica fuga da casa culminata in un incubo tra le mura di un albergo romagnolo.
La ricostruzione dei fatti riporta al 12 gennaio 2023, quando la diciassettenne si era allontanata dalla propria abitazione nel Bolognese. Dopo aver vagato per diverse città italiane, tra cui Milano e Novara, la ragazza era giunta alla stazione ferroviaria di Rimini in uno stato di estrema vulnerabilità. È in questo contesto che il 44enne l’avrebbe adescata, offrendole con l’inganno un posto dove trascorrere la notte. Una volta all’interno di una struttura ricettiva nei pressi dello scalo ferroviario, l’uomo ha costretto la giovane a subire un rapporto sessuale, ignorando i suoi rifiuti e i tentativi di resistenza, arrivando a colpirla con un pugno al volto per vincere ogni opposizione.
Il vagabondaggio della giovane era proseguito fino al 16 gennaio 2023, giorno in cui i Carabinieri l’avevano rintracciata presso la stazione di Reggio Emilia. Solo dopo il rientro in famiglia era emersa la terribile verità: la ragazza aveva confessato ai parenti l’abuso subìto, formalizzando poi la denuncia presso l’Arma. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Luca Bertuzzi, avevano permesso di identificare il responsabile, il quale però si era reso irreperibile per lungo tempo, nonostante un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Rimini già nell’estate del 2024.
La fuga dell’aggressore è terminata solo nell’aprile del 2025, quando le forze dell’ordine sono riuscite finalmente a localizzarlo e a trarlo in arresto. La condanna odierna giunge quindi a oltre tre anni di distanza dall’episodio, sancendo la responsabilità penale dell’uomo per un crimine odioso consumato approfittando della fragilità di una minore in fuga. La sentenza mette un punto fermo su una vicenda che ha richiesto anni di ricerche e accertamenti per assicurare il colpevole alla giustizia e dare una risposta legale alla violenza subìta dalla vittima.











