Cronaca. Emanuela Orlandi, il fratello Pietro alla Casa del Jazz: “Sono riusciti a entrare nella cantina”

Pietro Orlandi era alla Casa del Jazz a Roma, dove sono ripresi gli scavi. Tra le ipotesi al vaglio, quella che i resti del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel 1994, possano trovarsi proprio in quell’area, così come quelli di Emanuela Orlandi la cittadina vaticana svanita nel nulla nel 1983. “Sono riusciti a entrare in questa cantina e l’hanno visionata” – ha detto il fratello di Emanuela. “Ora vogliono ovviamente proseguire. Ci sono dei punti pericolanti ed è necessario metterli in sicurezza. C’è questa volontà di non lasciare l’ennesimo dubbio, vogliono andare a fondo. Ho parlato con il prefetto stamattina, si è messo a disposizione e vuole andare avanti ed è una cosa positiva. Visto che le procure non se ne occupano, vuole andare fino in fondo e sta facendo le cose come devono essere fatte”, ha spiegato Pietro aggiungendo che “non abbiamo parlato di Emanuela o del giudice Paolo Adinolfi ma abbiamo parlato della situazione attuale per cercare di capire se c’è qualcosa oppure no” nella cantina ma “ovviamente parlando con me sapeva che stava parlando con il fratello di Emanuela”.

“Il nome di Emanuela emerso tantissime volte”

È ovvio che tutti questi lavori sono partiti con la questione di Adinolfi ma il nome di Emanuela è emerso in tantissime volte. Nel 2011, ho sempre ricordato, qua venni a fare un’intervista perché ci si era occupati della questione della banda della Magliana e di Nicoletti. La questione di Emanuela -ha aggiunto Pietro- è sempre stata legata a questi personaggi che hanno circolato intorno a questa situazione, da De Pedis a Nicoletti e il cardinal Poletti che ha preteso che questa villa fosse venduta a Nicoletti anche se c’erano altri acquirenti. Molto probabilmente è De Pedis che ha insistito affinché questa villa fosse ceduta a Nicoletti. Non ho le carte, le prove in mano, ma è evidente che è così, e lui l’ha potuta gestire come voleva. Questa villa è stata venduta nel marzo dell’83, pochi mesi prima che scomparisse Emanuele e per parecchi mesi non è stata abitata da nessuno quindi era nella totale disponibilità di De Pedis”.

Abbattuto muro sotterraneo, proseguono ricerche

Il muro sotterraneo della Casa del Jazz, all’interno dell’ex villa Osio è stato abbattuto. Lo apprende LaPresse. La parete più recente rispetto alla struttura originaria era stata apparentemente realizzata per impedire l’accesso al bunker. A individuarla sono stati i vigili del fuoco nel corso dell’intervento di oggi nella proprietà una volta appartenuta a Enrico Nicoletti, il banchiere della banda della Magliana, dove da mesi si tenta di raggiungere i locali sotterranei, perché si pensa possa trovarsi il corpo di Paolo Adinolfi, il magistrato scomparso nel 1994. Il muro, individuato durante i sopralluoghi tecnici, è stato abbattuto per consentire di proseguire con le verifiche e capire cosa si nasconda oltre la parete: i vigili del fuoco si sono trovati all’interno di una vasta area franata. Al momento stanno valutando come procedere. Sul posto, oltre ai Vigili del fuoco anche la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, i Carabinieri e l’Esercito.

Figlio Adinolfi: “Impegno del prefetto determinante”

“L’impegno del Prefetto mi sembra determinante ed è la migliore garanzia per tutti noi. Speriamo che l’indagine porti alla scoperta della verità. Non ci sentiamo rassicurati perché la storia di papà è piena di incongruenze e questo è solo uno dei tanti tasselli percorsi in questi anni. C’è l’impegno ed è la miglior garanzia per tutti noi”. Così in diretta a Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele, Paolo Adinolfi, il figlio del giudice scomparso nel 1994, fuori dalla Casa del Jazz a Roma dove stamattina sono ripresi gli scavi.

Giannini: “Procedono lavori per accesso a galleria mai esplorata

“Abbiamo fatto una parte dell’esplorazione e siamo andati oltre il muro, quindi abbiamo trovato quella che è la galleria e poi c’è una parte che è franata. Servirà ulteriore tempo per andare oltre e poter procedere in sicurezza e completare l’esplorazione”. Così in diretta a Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele, il prefetto di Roma Giannini fuori dalla casa del Jazz a Roma dove stamattina sono ripresi gli scavi. “Sotto la casina del Jazz c’è una galleria che è stata esplorata e non ci sono in questo momento elementi di novità. Bisogna andare oltre, c’è una parte però che è franata e bisognerà procedere in sicurezza. Il luogo rimane vigilato, presidiato e sigillato e proseguiremo nei prossimi giorni perché bisognerà togliere l’ostruzione. “Una parte oltre la frana non risulta essere mai stata esplorata e penso – ha aggiunto Giannini- che sia importantissimo che questo bene che è stato a lungo nella disponibilità di un’organizzazione criminale importante e ora è nelle disponibilità dello Stato” venga controllato. Riguardo alla famiglia Adinolfi e a Pietro Orlandi, Giannini ha aggiunto: “Ho parlato con loro, stanno seguendo quello che sta accadendo e a loro ho detto che faremo doverosamente tutte le verifiche per avere la certezza che non ci siano ulteriori misteri qui. Chiaramente quello che è accaduto ai loro cari, non avere notizie, è qualcosa di terribile. Per questo io penso che sia doveroso da parte nostra e da parte dello Stato che se c’è una minima verifica da fare anche dispendiosa, che richiede tempo e il coinvolgimento di tante forze, lo Stato lo deve fare”, ha aggiunto Giannini. “A mio avviso materiale d’inchiesta sarà quando emergerà qualcosa. È presente la polizia giudiziaria per garantire che appena dovesse emergere qualcosa di interessante per una procura e materiale d’inchiesta, in quel momento lì, si bloccherà tutto e una procura interverrà”, ha concluso.

LaPresse