Cronaca. Fano, raffica di furti tra auto in sosta e spogliatoi: scattano i domiciliari per un giovane del posto

Giro di vite contro i reati predatori nella città della Fortuna. Nei giorni scorsi, gli agenti del Commissariato di Fano hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pesaro, ponendo agli arresti domiciliari un giovane residente nel comune fanese. Il provvedimento giunge al termine di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura pesarese, che ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato, ritenuto responsabile di una lunga serie di furti messi a segno negli ultimi mesi in diverse zone della città.

Il raggio d’azione del giovane, già noto alle forze dell’ordine per problematiche legate alla tossicodipendenza, spaziava dai quartieri residenziali alle strutture sportive. Particolarmente mirati sono stati i raid all’interno del palazzetto dello sport del quartiere San Lazzaro. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tra settembre e ottobre scorsi, l’indagato si sarebbe introdotto furtivamente negli spogliatoi in almeno tre occasioni, approfittando degli orari serali in cui una squadra maschile di pallavolo era impegnata negli allenamenti. Il bottino complessivo di queste incursioni ammonta a sette portafogli sottratti agli atleti, per un valore in contanti di circa 900 euro.

Le indagini, supportate anche dall’analisi dei filmati della videosorveglianza cittadina forniti dalla Polizia Locale, hanno permesso di collegare il giovane ad altri sei episodi criminosi avvenuti nei quartieri di Vallato, Sassonia e ancora San Lazzaro. Il modus operandi era collaudato: muovendosi agilmente in bicicletta o monopattino nel tardo pomeriggio, l’autore individuava vetture lasciate in sosta momentanea davanti a negozi o attività commerciali. Approfittando della breve assenza dei proprietari, entrava fulmineamente negli abitacoli per asportare borse e portafogli, dileguandosi poi rapidamente. Gli elementi raccolti hanno portato l’autorità giudiziaria a disporre la misura restrittiva dei domiciliari per arginare la reiterazione dei reati.