Si è concluso ieri con una condanna il processo a carico di una madre e un figlio, accusati di aver reso la vita impossibile a due sorelle loro vicine. Il giudice Andrea Priore del tribunale di Forlì ha riconosciuto gli imputati colpevoli di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, con l’aggravante di minaccia e violenza sulle cose, mettendo fine a una lunga disputa nata per un diritto di passaggio su una proprietà al confine tra Predappio e Meldola.
La sentenza prevede una pena di quattro mesi per il figlio e due per la madre, entrambe con il beneficio della sospensione condizionale, accogliendo in gran parte la richiesta formulata dal pubblico ministero. Oltre alla condanna penale, i due dovranno risarcire il danno alle parti civili, da quantificarsi in un separato giudizio, e farsi carico delle spese processuali.
La vicenda giudiziaria trae origine da una contesa su un tratto di strada di circa 200 metri. Questo percorso, che attraversa la proprietà acquistata dall’uomo nel 2022, costituisce l’unica via d’accesso all’abitazione delle due sorelle, residenti nella zona da molto tempo. Stando a quanto emerso durante il processo, le ostilità sarebbero iniziate quasi subito dopo l’arrivo del nuovo vicino, portando le due donne, esasperate, a presentare diverse querele nell’arco di due anni.
Le angherie si sono manifestate in più modi. Le sorelle sono state costrette a chiamare i carabinieri dopo aver ricevuto una lettera che annunciava la chiusura del cancello con catena e lucchetto. In aula, l’imputato non ha negato di aver chiuso il passaggio, pur sostenendo, attraverso il suo legale Marco Martines, di averlo riaperto poco dopo. Le azioni per impedire il transito sono però proseguite: in altre occasioni, la madre avrebbe sigillato il cancello nascondendo il lucchetto e, in un momento successivo, il passaggio è stato ostruito con un cumulo di terra, poi posto sotto sequestro dai carabinieri forestali.
La condanna penale di oggi segue un precedente pronunciamento in sede civile. Già nel giugno scorso, un giudice aveva riconosciuto il diritto di possesso della strada alle due sorelle, costituitesi parte civile nel procedimento penale, e aveva ordinato l’immediata riapertura del passaggio, ristabilendo il loro diritto di accesso all’abitazione.












