Una nuova svolta giudiziaria segna il complesso caso legato alla scomparsa della ginecologa forlivese Sara Pedri. Saverio Tateo, ex primario dell’unità di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, ha ottenuto un risarcimento di 240mila euro a seguito della sentenza che ha riconosciuto come illegittimo il suo licenziamento, avvenuto nel 2021. La decisione del tribunale giunge dopo anni di battaglie legali scaturite dalla gestione del reparto e dalle circostanze che precedettero la sparizione della giovane dottoressa.
La vicenda affonda le radici nel marzo del 2021, quando di Sara Pedri si persero le tracce in Trentino. La sua vettura venne individuata nei pressi del ponte di Mostizzolo, sopra il torrente Noce, ma le ricerche non hanno mai portato al ritrovamento del corpo. Secondo quanto riferito all’epoca da parenti e conoscenti, la donna viveva in uno stato di profonda ansia e timore a causa di presunte umiliazioni e offese subite in ambito lavorativo, un malessere che l’aveva spinta a rassegnare le dimissioni appena ventiquattr’ore prima di far perdere le proprie tracce.
L’attuale pronuncia sul risarcimento segue l’importante verdetto del gennaio 2025, quando sia Tateo che la sua vice, Liliana Mereu, sono stati completamente assolti dalle accuse di maltrattamenti. In quell’occasione, i giudici hanno stabilito che il fatto non sussiste, facendo cadere le contestazioni penali che erano state poste alla base della risoluzione del rapporto di lavoro del primario.
Con questo provvedimento, la giustizia riconosce all’ex dirigente medico una somma significativa per la perdita del posto di lavoro, chiudendo un capitolo cruciale della controversia lavorativa. Resta tuttavia aperto il dolore per la tragica fine della ginecologa romagnola, la cui scomparsa ha acceso i riflettori nazionali sulle dinamiche interne alle strutture ospedaliere.











