Cronaca. Forlì, “il patriarcato non è reato”: assolto 72enne accusato di maltrattamenti dall’ex compagna

Si è concluso con un’assoluzione piena perché il fatto non sussiste il processo a carico di un 72enne, finito alla sbarra davanti al Tribunale di Forlì con le accuse di maltrattamenti in famiglia e minacce. La sentenza, pronunciata oggi, mercoledì 28 gennaio, dal collegio giudicante, ha accolto le tesi difensive che hanno marcato una netta linea di demarcazione tra una mentalità di stampo antico e la condotta criminale vera e propria.

Una relazione ventennale

Il dibattimento ha scandagliato quasi due decenni di vita di coppia, iniziati in un contesto singolare: i due si erano conosciuti nel mondo dell’intrattenimento musicale romagnolo quando lei aveva solo 16 anni e lui ne aveva già 50. Una volta divenuta maggiorenne e diplomata, la giovane aveva scelto di trasferirsi nella casa di campagna dell’uomo, iniziando una convivenza che, secondo la ricostruzione dell’accusa, l’avrebbe portata a un progressivo isolamento dagli affetti e dal mondo del lavoro. La parte civile ha descritto un clima domestico fatto di manipolazioni, insulti e frasi sessiste, denigrando le capacità della donna anche davanti alla figlia minorenne nata dalla loro unione.

La strategia difensiva e la sentenza

Nonostante il quadro dipinto dalla denuncia, durante il processo sono emerse perplessità sulla genesi dell’azione legale. La querela è stata presentata solo al termine della relazione, dopo un forte litigio e l’allontanamento della donna da casa. È emerso il dubbio, sollevato anche dalla pubblica accusa, che la denuncia potesse essere uno strumento preventivo legato alla paura di perdere la custodia della figlia, piuttosto che la reazione a soprusi sistematici.

Decisiva è stata la linea tenuta dall’avvocato difensore, Paola Monaldi. La legale ha sostenuto che, sebbene l’imputato potesse incarnare una visione della famiglia tradizionale e autoritaria, distante dalla sensibilità contemporanea, il patriarcato in sé non costituisce reato. Secondo la difesa, essere un compagno severo o legato a vecchi stereotipi di genere non equivale a essere un criminale. I giudici hanno ritenuto che non vi fosse la prova di una condizione di soggezione vessatoria tale da configurare il reato, chiudendo la vicenda giudiziaria con il proscioglimento dell’imputato.