Cronaca. Forlì, meningite tubercolare: restano critiche le condizioni della bimba di 2 anni ricoverata a Bologna

Non si attenua l’apprensione a Santa Sofia per la piccola di due anni colpita da una grave forma di meningite tubercolare. La bambina si trova tuttora nel reparto di rianimazione dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna: il quadro clinico rimane severo e i medici mantengono la prognosi riservata. Mentre la comunità attende con ansia segnali di miglioramento, l’Ausl ha fornito un quadro dettagliato sulla natura della patologia per chiarire i rischi e le modalità di gestione sanitaria.

Una complicanza rara

A illustrare le caratteristiche dell’infezione è intervenuto Gianluigi Belloli, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica di Forlì-Cesena. Secondo quanto spiegato dall’esperto, si tratta di un’infiammazione delle meningi provocata dal Bacillo di Koch, l’agente patogeno della tubercolosi. Sebbene la malattia colpisca prevalentemente i polmoni, in casi rari – e specialmente in età infantile – l’infezione può diffondersi attraverso il sangue o il sistema linfatico raggiungendo il sistema nervoso centrale, con conseguenze spesso serie.

Nessun allarme contagio indiscriminato

Le autorità sanitarie hanno voluto rassicurare la popolazione sulle modalità di trasmissione, che differiscono sostanzialmente da virus ad alta contagiosità come l’influenza o il Covid-19. Il contagio interumano del bacillo tubercolare è infatti complesso: richiede una condivisione prolungata e quotidiana di ambienti chiusi con una persona affetta da tubercolosi polmonare attiva e non in terapia. Per questa ragione, il cerchio dei controlli si stringe quasi esclusivamente attorno al nucleo familiare o ai contatti strettissimi.

La situazione sul territorio

I dati dell’Ausl Romagna confermano che il territorio non è classificato ad alta incidenza. Nel periodo 2020-2024, la media è stata di circa 6 casi ogni 100mila abitanti, un dato addirittura inferiore alla media regionale.
Nel caso specifico, sono state attivate tutte le procedure di profilassi previste dal protocollo. L’azienda sanitaria sta effettuando il tracciamento dei contatti stretti per interrompere la catena di trasmissione e, come da prassi per i bambini al di sotto dei cinque anni esposti al rischio, viene valutata l’attivazione preventiva di terapie specifiche ancor prima degli esiti definitivi degli accertamenti.