Cronaca. Forlì, morti sospette in ambulanza: i cambi alla guida e le telecamere

Emergono nuovi, inquietanti dettagli nell’inchiesta che sta scuotendo la sanità locale, relativa ai decessi avvenuti durante i trasporti in ambulanza. Al centro delle indagini vi è un operatore della Croce Rossa di 27 anni, accusato di omicidio volontario continuato ai danni di cinque pazienti anziani.

Le accuse e l’indagine

Il fascicolo è coordinato dal Procuratore Enrico Luigi Tito Cieri e dal sostituto Andrea Marchini, con le indagini sul campo affidate ai Carabinieri del Comando Provinciale e ai Nas. Al soccorritore, che l’ente ha già provveduto a sospendere in via cautelativa, viene contestata l’aggravante della premeditazione e l’utilizzo di sostanze o mezzi insidiosi. I cinque casi sotto la lente degli inquirenti condividono una dinamica simile: pazienti non in pericolo di vita al momento della presa in carico, deceduti durante il tragitto verso le strutture sanitarie.

Il cambio turno e la sorveglianza

Tra gli elementi raccolti dagli investigatori spicca una ricostruzione particolare. In una circostanza, mentre si trovava alla guida del mezzo di soccorso, il ventisettenne avrebbe chiesto al collega di accostare per effettuare un cambio di posizione, trasferendosi nel vano posteriore a diretto contatto con il paziente, poi deceduto. Per fare luce su quanto accadeva all’interno dell’ambulanza, i militari avevano installato anche una telecamera nascosta. Tuttavia, sembra che l’indagato avesse intuito la presenza del dispositivo di sorveglianza, ostacolando parzialmente la raccolta di prove dirette. Resta da chiarire se vi siano responsabilità o omissioni da parte di altri operatori in servizio.

La posizione della difesa

L’indagato, assistito dall’avvocato Gloria Parigi, respinge con fermezza ogni accusa. Il 27enne ha richiesto di essere ascoltato dagli inquirenti e ha prodotto una documentazione personale che, secondo la linea difensiva, servirebbe a scagionarlo dimostrando la correttezza del suo operato.

Il caso dell’anziana deceduta a novembre

Un punto cruciale dell’inchiesta riguarda la morte di una donna di 85 anni, avvenuta lo scorso novembre durante un trasferimento per terapie riabilitative. Si tratta dell’unico caso, finora, per il quale è stata disposta un’autopsia giudiziaria completa. Gli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli, legali della famiglia della vittima, hanno sottolineato l’anomalia procedurale che ha visto la salma sottoposta a due distinti esami autoptici, bloccando le esequie per lungo tempo. I figli della donna, pur sconvolti dalla gravità delle ipotesi di reato, hanno ribadito la loro fiducia nell’operato della magistratura per arrivare alla verità.