Cronaca. Forlì, violenza dietro le sbarre della Rocca: due agenti feriti in pochi giorni, scatta l’allarme sicurezza

Torna a salire pericolosamente la tensione all’interno della casa circondariale di Forlì, teatro negli ultimi giorni di una doppia aggressione ai danni del personale in divisa. Il bilancio è di due appartenenti alla Polizia Penitenziaria costretti a ricorrere alle cure mediche in seguito a distinti episodi di violenza, eventi che riaccendono i riflettori sulle criticità strutturali e organiche che affliggono lo storico penitenziario della Rocca.

La cronaca delle aggressioni
La scia di violenza ha avuto inizio nel pomeriggio di sabato scorso, quando un sottufficiale è stato aggredito da un recluso. Nello scontro, il graduato ha riportato una frattura alla mano che i medici hanno giudicato guaribile in dieci giorni. Neanche quarantotto ore dopo, nel pomeriggio di lunedì, si è verificato il secondo episodio: questa volta a farne le spese è stato un agente, colpito da un detenuto affetto da problemi psichiatrici. Per l’operatore, che ha subito una slogatura alla spalla, la prognosi è stata fissata in una settimana.

Una struttura al limite
Questi infortuni vanno a gravare su un organico già in forte sofferenza. Secondo le stime sindacali, al carcere forlivese mancherebbero all’appello circa quaranta unità rispetto alla pianta organica necessaria, una carenza che rende ancora più difficile la gestione di una struttura caratterizzata da sovraffollamento cronico. La Rocca, edificio ormai datato e inadeguato agli standard moderni, attende da tempo la dismissione in favore del nuovo complesso penitenziario previsto nell’area del Quattro, ma nel frattempo il clima al suo interno resta incandescente, mettendo a rischio l’incolumità sia dei lavoratori che della popolazione carceraria.

Crisi di vocazioni
L’emergenza forlivese si inserisce in un quadro nazionale complesso. Sebbene l’ultimo concorso abbia portato alla formazione di circa 3.500 nuovi agenti, si registra un preoccupante fenomeno di rinunce già durante la fase di tirocinio. Un dato che testimonia come le difficili condizioni operative all’interno degli istituti di pena stiano scoraggiando le nuove leve, rendendo sempre più urgente un intervento strutturale da parte delle istituzioni competenti.