Cronaca. Garlasco, inchiesta bis: la difesa di Sempio punta sui pc di Stasi e Chiara per l’incidente probatorio

I riflettori tornano ad accendersi sui dispositivi elettronici coinvolti nel giallo di Garlasco. Lunedì mattina, 26 gennaio, si scriverà un nuovo capitolo nella complessa vicenda giudiziaria legata alla morte di Chiara Poggi: i legali di Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta, depositeranno formalmente al Giudice per le indagini preliminari la richiesta di incidente probatorio sui computer in uso alla vittima e ad Alberto Stasi, l’ex fidanzato già condannato in via definitiva.

La mossa dei difensori di Sempio, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, punta a sfruttare l’evoluzione tecnologica. L’obiettivo è sottoporre le memorie digitali all’analisi di software di nuova generazione, non disponibili all’epoca dei primi accertamenti. La strategia difensiva si fonda sulla natura dell’imputazione, che ipotizza un omicidio in concorso: qualora dai dispositivi emergesse un movente esclusivo riconducibile a Stasi, questo elemento potrebbe costituire una prova a discarico fondamentale per Sempio. I legali hanno sottolineato la necessità di passare attraverso il gip poiché, a differenza delle altre parti coinvolte nel precedente procedimento, non dispongono delle copie forensi dei supporti.

Intanto, lo scenario processuale è reso incandescente dallo scontro a distanza tra la difesa di Stasi e i rappresentanti della famiglia Poggi. Gli avvocati di parte civile, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno recentemente avanzato l’ipotesi che l’aggressione mortale possa essere scaturita dalla scoperta, da parte di Chiara, di materiale pornografico sul computer del fidanzato. Una ricostruzione che suggerirebbe una dinamica iniziata non all’ingresso, ma in altri ambienti della villetta.

Tale tesi ha provocato la ferma reazione di Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi. L’avvocata ha respinto le insinuazioni, definendole prive di riscontri nelle perizie già effettuate, e ha criticato duramente la ricerca di nuove prove a carico di un condannato definitivo attraverso canali mediatici piuttosto che nelle sedi opportune. La difesa di Stasi ha inoltre ventilato la possibilità di richiedere, a sua volta, un’analisi forense sul computer della vittima. Di contro, i legali della famiglia Poggi ribadiscono che ogni accertamento è doveroso, considerata l’ipotesi di concorso nel reato che lega l’attuale indagato alla figura di Stasi.