Cronaca. il 2025 anno nero per la sicurezza nelle Marche: le morti sul lavoro volano al +41%

È un bilancio drammatico quello tracciato dai dati Inail definitivi relativi all’anno appena concluso. Il 2025 si consegna agli archivi come un “anno nero” per la sicurezza lavorativa nelle Marche, segnando un peggioramento netto e preoccupante di tutti gli indicatori principali: decessi, infortuni e malattie professionali.

Il dato che desta maggiore allarme, reso noto ieri, è quello relativo alle vittime. Mentre a livello nazionale la situazione appare sostanzialmente stabile con un lievissimo incremento dello 0,3%, le Marche fanno registrare una controtendenza scioccante: le morti bianche sono aumentate del 40,9%. In termini assoluti, si è passati dalle 22 vittime del 2024 alle 31 del 2025. L’analisi specifica evidenzia come l’incremento riguardi prevalentemente gli incidenti avvenuti direttamente sul luogo di lavoro (schizzati da 15 a 27), mentre sono in calo i decessi in itinere, ovvero quelli occorsi durante il tragitto casa-lavoro.

La geografia regionale del lutto vede la provincia di Macerata come la più colpita, con 11 decessi registrati. Seguono Pesaro Urbino con 6 vittime, mentre Ancona e Ascoli Piceno ne contano 5 a testa; chiude la triste classifica il territorio di Fermo con 4 morti. La quasi totalità degli eventi fatali (27 su 31) ha riguardato i comparti dell’industria e dei servizi.

Di fronte a questa escalation, il segretario regionale della Cisl Marche, Luca Talevi, ha espresso forte preoccupazione, evidenziando come il divario rispetto alla media italiana sia inaccettabile e ribadendo la necessità urgente di non considerare più il lavoro come un luogo di rischio estremo.

Non va meglio sul fronte degli infortuni non letali, che salgono complessivamente dell’1,3%, sfiorando le 16.900 denunce. Aumentano i casi nell’industria, nei servizi e nella Pubblica Amministrazione, specialmente in sanità, mentre l’agricoltura è l’unico settore a mostrare un segno meno. Un campanello d’allarme arriva anche dalla demografia degli infortunati: oltre un caso su tre riguarda lavoratori con più di 50 anni, confermando le criticità legate all’invecchiamento della popolazione attiva, mentre crescono sensibilmente (+9,2%) gli incidenti che coinvolgono lavoratori extra-comunitari.

In salita anche le malattie professionali (+3,4%), con quasi 8.000 denunce presentate, trainate principalmente da patologie del sistema osteo-muscolare e respiratorio. Per i sindacati, il 2026 dovrà necessariamente essere l’anno della svolta, basata su un incremento massiccio della prevenzione, della formazione e dei controlli condivisi tra istituzioni e parti sociali.