Si è conclusa oggi, martedì 27 gennaio 2026, la vicenda giudiziaria legata a una serie di feroci aggressioni e ricatti che hanno scosso l’Emilia-Romagna. Il Gip del Tribunale di Bologna, Maria Cristina Sarli, ha inflitto una condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione a un cittadino moldavo di 25 anni, ritenuto responsabile di rapina e lesioni aggravate. L’uomo agiva seguendo uno schema preciso e spietato: selezionava le proprie vittime, uomini gay tra i 50 e i 60 anni, attraverso noti siti di incontri. Una volta ottenuto un appuntamento presso le loro abitazioni, il giovane passava all’azione con violenza, sottraendo beni e denaro per poi minacciare la diffusione di filmati intimi registrati furtivamente per estorcere ulteriore silenzio.
Il processo, celebrato con rito abbreviato, ha visto coinvolta anche la compagna dell’imputato, accusata di riciclaggio. Per lei la pena è di due anni, con il beneficio della sospensione condizionale. Le decisioni dei magistrati hanno accolto integralmente l’impianto accusatorio e le richieste della Procura, ponendo fine a un incubo iniziato nella primavera del 2025. Le indagini hanno accertato sei diversi episodi criminali, con quattro delle vittime che hanno deciso di costituirsi parte civile. A queste ultime il tribunale ha riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva di circa 5.000 euro ciascuna come risarcimento per i danni subiti.
Secondo l’analisi legale della vicenda, le vittime venivano scelte con estrema cura, puntando su soggetti che il rapinatore riteneva vulnerabili a causa del contesto di isolamento o del timore di esporsi pubblicamente. L’avvocata Fiorella Shane Arveda, legale di una delle parti civili, ha descritto questa dinamica come particolarmente feroce e studiata a tavolino, sottolineando come purtroppo simili strategie criminali si stiano diffondendo con preoccupante frequenza.
La portata del fenomeno non si limita al capoluogo emiliano, ma lambisce anche altre aree della regione. La stessa Arveda ha infatti evidenziato come un allarme analogo riguardi il territorio riminese, dove si è già registrata una condanna per reati identici. Questo scenario conferma come la criminalità stia trovando terreno fertile nelle piattaforme digitali, rendendo quanto mai necessari la prevenzione e il coraggio di denunciare, strumenti essenziali per spezzare la catena di ricatti che spesso segue la violenza fisica.












