Cronaca. Iran, Reuters: “Possibile intervento militare Usa entro 24 ore”

Teheran, 14 gennaio 2026 – L’Iran continua a essere teatro di una violenta repressione delle proteste popolari, con un bilancio delle vittime in drammatico aumento. L’ong Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, ha aggiornato il numero dei manifestanti uccisi dall’inizio delle agitazioni, portandolo ad almeno 3.428 morti, un dato che l’organizzazione definisce un “minimo assoluto” e che si basa su nuove informazioni provenienti da fonti interne ai ministeri iraniani della Salute e dell’Istruzione.

Cresce il bilancio delle vittime in Iran

Secondo IHR, i nuovi rapporti e le testimonianze raccolte mostrano una violenza di proporzioni ancora maggiori rispetto a quanto precedentemente noto. Il Paese, ufficialmente la Repubblica Islamica dell’Iran, è attraversato da proteste che si sono fatte sempre più sanguinose. Le testimonianze provenienti dall’interno del territorio, nonostante il blackout informativo su internet imposto dalle autorità, raccontano di strade intrise di sangue e di una repressione brutale da parte delle forze di sicurezza.

Le cifre ufficiali iraniane parlano di circa duemila morti, inclusi membri delle forze di sicurezza, mentre fonti di opposizione e alcune Ong stimano che il numero reale delle vittime possa superare le 12 mila. Le immagini provenienti dagli obitori e dagli ospedali sovraffollati confermano la gravità della situazione.

Possibile intervento militare

Il clima di tensione in Iran si estende anche sul piano internazionale. Due funzionari europei hanno riferito all’agenzia Reuters che un intervento militare statunitense in Iran potrebbe essere imminente, con una possibile azione entro 24 ore. Anche un funzionario israeliano ha confermato che il presidente Donald Trump sembrerebbe aver preso una decisione in tal senso, pur senza definire con precisione tempi e modalità dell’eventuale intervento.

Questi sviluppi si inseriscono in un contesto di forte instabilità nella regione, che vede l’Iran confrontarsi con proteste interne senza precedenti e un confronto sempre più acceso con le potenze occidentali. La situazione resta in costante evoluzione, monitorata con attenzione dalla comunità internazionale.

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