Cronaca. Molestie via chat a una dottoressa dell’Alta Valmarecchia: condannato un 53enne

Si è conclusa con una sentenza di condanna la vicenda giudiziaria che ha visto come vittima una professionista sanitaria operante nell’Alta Valmarecchia, bersagliata da comunicazioni inappropriate e ingannevoli attraverso i canali digitali. Protagonista dell’episodio, risalente al 2023, è un uomo di 53 anni originario della provincia di Firenze, che è stato condannato a sei mesi di reclusione per il reato di sostituzione di persona. La decisione del tribunale giunge a fronte di una richiesta della Procura che inizialmente invocava una pena più severa, pari a dodici mesi di carcere.

Il caso era scoppiato quando l’imputato, difeso d’ufficio dall’avvocata Gabriella Giuliani, aveva contattato la dottoressa su Whatsapp fingendo di essere un suo nuovo paziente. Per rendere credibile il raggiro, l’uomo aveva utilizzato false generalità, asserendo di essersi appena iscritto tra i suoi assistiti. Con il pretesto di consulti medici legati a presunte problematiche di salute e disfunzioni erettili, il cinquantenne aveva inviato alla dottoressa immagini esplicite delle proprie parti intime. La reazione della professionista era stata immediata: dopo aver bloccato il contatto e accertato che il soggetto non figurasse affatto nel proprio elenco dei pazienti, si era rivolta ai Carabinieri sporgendo denuncia per molestie sessuali.

Le indagini condotte dall’Arma hanno permesso di risalire all’identità dell’uomo, residente nel fiorentino, rivelando peraltro una condotta seriale. Durante il procedimento, uno dei militari impegnati negli accertamenti ha infatti riferito che il 53enne non era nuovo a simili comportamenti. Secondo quanto emerso dall’attività investigativa, l’imputato avrebbe colpito altre due donne, entrambe medici di medicina generale, agendo con il medesimo modus operandi: l’approccio digitale sotto mentite spoglie seguito dall’invio di materiale molesto.

Nonostante la dottoressa abbia successivamente deciso di ritirare la querela per molestie, il processo è proseguito d’ufficio per l’illecito di sostituzione di persona, legato all’uso del falso nome per ingannare il medico.