Cronaca. Muri imbrattati a Bologna: minacce di morte a Meloni, Lepore e alla giunta nel quartiere San Donato

Una nuova ondata di scritte intimidatorie scuote il clima politico di Bologna, riaccendendo i riflettori sulle tensioni legate alle frange radicali in città. Nella giornata di oggi, lunedì 30 marzo 2026, è emerso un inquietante scenario in via Beolco, nel cuore del quartiere San Donato-San Vitale, dove ignoti hanno vergato messaggi di morte indirizzati alle massime cariche istituzionali nazionali e locali. Nel mirino dei vandali sono finiti la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il sindaco Matteo Lepore e due esponenti di spicco della giunta comunale, in un atto che reca l’inconfondibile firma degli ambienti anarchici.

Il contenuto delle scritte rinvenute sulle pareti è esplicitamente violento. Un cappio disegnato accanto alla frase che invoca la premier Meloni appesa testimonia la gravità dell’attacco, che non ha risparmiato nemmeno l’amministrazione cittadina. Un altro messaggio, infatti, inserisce in una ipotetica lista nera il primo cittadino insieme agli assessori Daniele Ara e Matilde Madrid. La simbologia utilizzata non lascia spazio a dubbi sull’area di appartenenza degli autori: sui muri compaiono diverse “A” cerchiate e la “stella del caos”, il noto simbolo a otto frecce raggruppate tipico dei movimenti anarchici, accompagnate dall’invocazione di libertà per Pillo.

Le minacce sembrano ricollegarsi direttamente a eventi recenti e a mobilitazioni previste a breve a livello nazionale. In particolare, un riferimento esplicito riguarda Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarchici deceduti a Roma, con un avvertimento minaccioso che annuncia fiamme nella capitale per il prossimo 18 aprile. Il contesto appare chiaramente legato alla galassia delle proteste a sostegno di Alfredo Cospito e contro il regime detentivo del 41 bis, tema ribadito anche da un’ulteriore scritta individuata nella vicina via Andreini che chiede la liberazione dello stesso Cospito.

Le autorità locali hanno immediatamente avviato gli accertamenti necessari per risalire all’identità dei responsabili e verificare se dietro questo episodio si celi una regia organizzata. Il ritrovamento di questi messaggi riapre prepotentemente il dibattito sulla sicurezza urbana e sul monitoraggio dei fenomeni estremisti a Bologna, un contesto già segnato in passato da episodi analoghi. Mentre le indagini proseguono per chiarire i contorni di questa nuova escalation di odio politico, la città si interroga sulla persistente presenza di nuclei radicali capaci di alimentare un clima di forte tensione istituzionale.