Si chiude dopo quasi un decennio una delle vicende giudiziarie più intricate e tormentate del territorio di Pennabilli. Quello che doveva essere un legittimo acquisto immobiliare si è trasformato, per una cittadina riminese, in un calvario fatto di persecuzioni, aule di tribunale e interventi delle forze dell’ordine. La disputa, iniziata nel 2017 a seguito di un’asta giudiziaria per fallimento, ha visto la precedente proprietaria opporsi con ogni mezzo alla perdita del bene, dando vita a una resistenza che ha travalicato i confini della legalità fino a sfociare nel reato di atti persecutori.
La vicenda ha radici lontane, quando la nuova acquirente, nonostante un titolo di proprietà pienamente esecutivo, si è scontrata con il rifiuto dell’ex titolare di abbandonare l’immobile. Solo l’intervento dell’ufficiale giudiziario aveva permesso l’ingresso nella struttura, rinvenuta però con impianti e interni seriamente danneggiati. Da quel momento, la situazione è precipitata: la vecchia proprietaria ha iniziato a rivendicare diritti su un terreno confinante, regolarmente acquistato dalla riminese, utilizzandolo impropriamente come deposito per mobili e mettendo in atto una serie di condotte invasive. Secondo quanto emerso dalle indagini, la donna avrebbe rimosso recinzioni, piantato abusivamente arbusti, tentato di attivare utenze a proprio nome e persino installato telecamere puntate verso la proprietà altrui. La pressione psicologica era costante, con la donna che spesso dormiva in auto nei pressi dell’abitazione e rivolgeva minacce dirette alla nuova proprietaria, accusandola di essere una ladra e promettendo di riprendersi la casa con ogni mezzo.
Nonostante un’ordinanza di sgombero emessa dal sindaco di Pennabilli, l’ex proprietaria aveva continuato a occupare il terreno, costringendo la Procura della Repubblica di Rimini a intervenire. È stato il sostituto procuratore Davide Ercolani a disporre il sequestro preventivo dell’area nell’ambito del procedimento per stalking, misura che ha finalmente interrotto le condotte moleste prima della sentenza definitiva. Il fronte penale si è concluso lo scorso gennaio con la condanna della donna a nove mesi di reclusione per atti persecutori; la pena è stata sospesa a condizione che l’imputata intraprenda un percorso di recupero, oltre alla previsione di un risarcimento danni per la parte civile.
L’ultimo tassello del mosaico giudiziario è andato al suo posto proprio in questi giorni di fine febbraio 2026. Il Tribunale di Rimini, in sede civile, ha respinto definitivamente la pretesa dell’ex proprietaria che tentava di far riconoscere l’usucapione sul terreno conteso. Il giudice ha escluso categoricamente la sussistenza di un possesso utile ai fini dell’acquisto, mettendo la parola fine a ogni possibile rivendicazione. Gli avvocati della vittima, Mattia Lancini e Giacomo Chiari, hanno espresso profonda soddisfazione per l’esito della vicenda, sottolineando come le due sentenze chiudano finalmente un capitolo durato quasi dieci anni e caratterizzato da una conflittualità estrema. I legali hanno tenuto a ringraziare l’autorità giudiziaria riminese per la meticolosità con cui è stato trattato il caso, permettendo alla loro assistita di ritrovare quella serenità personale e legalità che le erano state sottratte per troppo tempo.












