Cronaca. Pesaro, nuovi dettagli sulla setta: il santone resta in carcere

Emergono nuovi e inquietanti retroscena sull’organizzazione pseudo-religiosa smantellata di recente tra le Marche e l’Umbria. Nella giornata di ieri, il giudice per le indagini preliminari ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per il cinquantaseienne Alfredo Mangone e la quarantottenne Tatiana Ionel, considerati i vertici del gruppo criptocristiano noto come Conoscenza è Libertà.

Prima di stabilirsi definitivamente in territorio umbro, la presunta setta aveva infatti creato una vera e propria comunità diffusa nell’entroterra pesarese. I vertici dell’organizzazione avevano affittato sei diverse abitazioni dislocate tra i comuni di Piobbico, Apecchio, Cagli e la frazione di Pianello. Gli inquirenti hanno accertato che numerosi seguaci provenivano da altre regioni italiane, disposti ad abbandonare le proprie vite pur di risiedere accanto alla figura carismatica del leader, condizione che veniva imposta come indispensabile per raggiungere il massimo grado di elevazione spirituale. A conferma di questo esodo anomalo, il primo cittadino di Apecchio, Vittorio Nicolucci, ha riferito agli organi di stampa che in passato alcuni individui esterni si erano stabiliti in paese in cerca di occupazione, portando con sé un evidente e sospetto alone di mistero.

Il fulcro delle attività marchigiane era situato a Pianello di Cagli, dove la coppia di vertice risiedeva in un piccolo casale lungo Strada Pianello. Proprio in questo edificio, tra il 2020 e il 2023, sarebbero stati officiati i primi riti, prima del definitivo trasferimento avvenuto nel 2023 verso una struttura agricola più ampia a Pietralunga, luogo in cui è poi scattato l’arresto da parte delle forze dell’ordine. Il fascicolo d’indagine, coordinato dalla Procura perugina in sinergia con la Squadra Mobile e il Servizio Centrale Operativo della Polizia, delinea un giro d’affari illecito che sfiora il mezzo milione di euro. Il maestro avrebbe infatti preteso dai fedeli ingenti somme di denaro, prestazioni lavorative non retribuite e un isolamento totale dagli affetti familiari, promettendo in cambio una profonda rinascita interiore.

Le dinamiche interne prevedevano un rigido e spietato controllo mentale. Gli adepti venivano inizialmente lusingati e innalzati al ruolo di prescelti, per poi subire pesanti ritorsioni psicologiche alle prime esitazioni o di fronte all’incapacità di fornire i pagamenti richiesti. In questi casi, i vertici arrivavano a minacciare conseguenze nefaste per chi avesse abbandonato il percorso, paventando malattie o tragedie familiari.

Il quadro accusatorio, che conta in totale quattro soggetti sottoposti a provvedimenti restrittivi e due indagati a piede libero, si aggrava ulteriormente per la presunta somministrazione di misteriose pozioni. Secondo gli accertamenti scientifici attualmente in corso, le bevande potrebbero aver contenuto persino fluidi corporei, come sangue e liquido seminale. La macabra vicenda include infine pesantissime accuse di violenza sessuale: una seguace sarebbe stata obbligata a consumare ripetuti rapporti intimi con il capo del gruppo, manipolata attraverso la folle convinzione che tali atti fisici rappresentassero dei passaggi obbligati per ottenere la purificazione della propria anima.

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