Cronaca. Ravenna, caso certificati ai migranti: i medici negano le accuse

Gli otto medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, finiti al centro di un’indagine per presunti falsi certificati, hanno rotto il silenzio oggi per respingere ogni addebito. Attraverso una nota ufficiale diffusa dai propri legali, i professionisti hanno rivendicato la totale correttezza del loro operato durante le visite condotte sui migranti destinati ai centri di permanenza per il rimpatrio.

Secondo quanto sostenuto dai sanitari, ogni dato riportato nelle certificazioni cliniche risulterebbe veritiero e coerente con le reali condizioni di salute riscontrate nei pazienti. Gli indagati hanno precisato di essersi attenuti in modo scrupoloso alle procedure vigenti e alle direttive stabilite dalle autorità governative, negando con forza l’ipotesi di aver redatto documenti fittizi per evitare il trasferimento degli stranieri.

L’inchiesta era deflagrata lo scorso 11 febbraio, quando una serie di perquisizioni all’alba avevano interessato sia gli uffici del nosocomio sia le abitazioni private dei camici bianchi. L’operazione aveva scosso l’intera comunità ospedaliera, che pochi giorni dopo aveva risposto con un sit-in di solidarietà davanti alla struttura sanitaria per sostenere i colleghi accusati di falso ideologico in concorso.

Sul fronte politico, la maggioranza in Consiglio regionale si è mossa ufficialmente a sostegno degli indagati. Il Partito Democratico e l’Alleanza Verdi Sinistra hanno infatti presentato oggi una risoluzione per impegnare la Regione a garantire supporto e assistenza legale ai medici coinvolti nella vicenda. La situazione resta ora in attesa dei prossimi sviluppi giudiziari, mentre la magistratura prosegue gli accertamenti per fare piena luce sulla regolarità delle diagnosi contestate.