Le intercettazioni telematiche scoperchiano il vaso di Pandora sulle dinamiche interne al reparto di Malattie infettive dell’ospedale cittadino. Dalle indagini sui presunti referti falsificati per bloccare il trasferimento di stranieri irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio, emergono ora i clamorosi dettagli di una vera e propria spaccatura ideologica tra i camici bianchi. I documenti acquisiti svelano come otto medici su undici abbiano organizzato un boicottaggio sistematico, anteponendo l’attivismo politico alla prassi medica.
I messaggi passati al setaccio dagli inquirenti rivelano scontri aperti con l’allora primario della struttura. In una conversazione digitale, una dottoressa finita sotto inchiesta confessava a una collega tutto il suo disappunto per aver duramente litigato con il proprio superiore. Il motivo dell’attrito era il netto rifiuto della specialista di redigere il certificato per un migrante, costringendo di fatto il responsabile del reparto, chiaramente contrario a questa forma di ostruzionismo, a farsi carico in prima persona della valutazione clinica.
Il clima di forte polarizzazione tra l’aprile del 2024 e il gennaio di quest’anno è testimoniato anche dalla presa di posizione scritta di un altro dirigente, il quale si smarcò formalmente dalla cosiddetta campagna di opposizione ai trasferimenti. Rispondendo a una mail di gruppo, il professionista rivendicò la volontà di attestare le condizioni di salute basandosi unicamente su parametri oggettivi, come radiografie toraciche ed evidenze sintomatologiche. Nonostante queste voci fuori dal coro, i numeri dell’indagine mostrano una prassi ormai radicata: in sedici mesi, su sessantaquattro visite, sono state firmate trentaquattro inidoneità e registrati dieci presunti rifiuti dei pazienti, arrivando ad azzerare le approvazioni dallo scorso settembre fino al blitz della Squadra Mobile.
Le carte dell’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Daniele Barberini e Angela Scorza, svelano inoltre una rete organizzativa estesa oltre i confini ospedalieri. L’intero sistema ruotava attorno alla condivisione di un modulo precompilato fornito dalla Società Italiana Medicina delle Migrazioni, depositato per la prima volta in Questura nel luglio del 2025. Nelle chat ricorre costantemente la figura dell’infettivologo Nicola Cocco, portavoce della Simm. L’uomo, pur non risultando attualmente indagato, orchestrava incontri online per istruire i medici ravennati su come difendersi dalle eventuali pressioni della direzione aziendale.
Stando alle conversazioni estratte, il referente esterno si congratulava per ogni blocco effettuato, chiedendo l’invio delle copie dei referti per tracciare una mappatura nazionale delle inidoneità. Il livello di esasperazione è emerso chiaramente all’avvio dei primi controlli delle forze dell’ordine: in quel frangente, nel tentativo di incoraggiare una dottoressa sotto pressione, il coordinatore esterno si è spinto a rivolgere pesanti insulti verbali all’indirizzo dei poliziotti. Alla luce di queste gravi rivelazioni, la Procura ha formalmente richiesto per gli otto sanitari la sospensione dalla professione per la durata di un anno.











