Cronaca. Ravenna, indagine certificati falsi rilasciati dai medici “No-Cpr”: “Aggredita da uno dichiarato inidoneo”

Emerge un nuovo tassello nell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio che ha investito il reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. Secondo quanto rivelato oggi da Ravenna Today, una donna addetta alle pulizie della stazione ferroviaria ha raccontato ieri sera alla trasmissione Far West su Rai 3 di essere stata aggredita mesi fa da uno degli irregolari dichiarati non idonei ai Cpr, i Centri di permanenza per i rimpatri.

L’aggressione in stazione

La vittima ha riferito di essere stata palpeggiata davanti alla sala d’attesa e poi inseguita lungo tutto il primo marciapiede della stazione. La donna ha espresso tutto il suo sconforto per una situazione che ha trasformato un luogo di lavoro vissuto come una seconda famiglia in un ambiente ora percepito come insicuro. Rivolgendosi idealmente ai medici coinvolti nell’inchiesta, ha dichiarato di avere tante cose da dire, tanto da volersi sfogare l’anima.

Otto medici indagati

L’indagine della Procura di Ravenna vede oggi otto sanitari del reparto di Malattie infettive sotto inchiesta con le accuse di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Secondo gli inquirenti, i medici avrebbero agito in modo preordinato rilasciando certificazioni di non idoneita alla detenzione amministrativa basate su presupposti ideologici anziche clinici. Le loro decisioni, sostiene l’accusa, sarebbero state motivate da ragioni politiche e ideologiche completamente scollegate dalle evidenze sanitarie riscontrate nei singoli pazienti.

I numeri del caso

Su 64 persone entrate nel reparto ravennate, 34 irregolari sono stati dichiarati non idonei ai Cpr, mentre altri 10 avrebbero rifiutato la visita medica. Dei 44 soggetti tornati in liberta a seguito di questi esiti, la Procura ha evidenziato come almeno dieci abbiano successivamente commesso circa venti nuovi reati sul territorio.

Le misure cautelari

A seguito dell’interrogatorio di garanzia e su richiesta della Procura, per tre dei medici indagati e stata disposta l’interdizione dalla professione medica per dieci mesi. Per gli altri cinque colleghi il Giudice per le indagini preliminari ha stabilito il divieto di occuparsi di qualsiasi pratica o certificazione relativa all’idoneita per i Cpr, sempre per la durata di dieci mesi.