Cronaca. Ravenna, ingresso vietato per il colore della pelle: a giudizio titolare e due buttafuori stranieri

Si è aperto, per poi subire un immediato rinvio, il procedimento giudiziario relativo a un presunto caso di discriminazione razziale avvenuto nell’estate del 2022 in un noto locale della riviera ravennate. Ieri, davanti al giudice del Tribunale di Ravenna, era prevista l’udienza per una vicenda che all’epoca suscitò un forte clamore mediatico e indignazione: al centro delle accuse ci sono la titolare della discoteca e due addetti alla sicurezza, un 39enne di nazionalità serba e un 40enne di nazionalità cubana. Il reato ipotizzato è istigazione all’odio razziale.

foto generica di archivio

I fatti risalgono alla notte del 12 agosto di quattro anni fa, in occasione del concerto del trapper Capo Plaza. Secondo l’impianto accusatorio, a un sedicenne di origine etiope, ma cittadino italiano e adottato da una famiglia bolognese, sarebbe stato impedito l’ingresso al locale nonostante fosse regolarmente munito di biglietto. La motivazione, stando alla denuncia, sarebbe stata esplicitamente legata al colore della pelle: gli addetti alla sicurezza avrebbero sbarrato la strada al giovane sostenendo che l’accesso fosse precluso a persone di etnia africana o marocchina, invitandolo a unirsi ad altri ragazzi anch’essi respinti per lo stesso motivo.

L’episodio non rimase confinato alla delusione della serata: la madre del ragazzo, che si trovava in vacanza in campeggio, sporse denuncia alle forze dell’ordine, attivando così l’iter giudiziario. Il caso ottenne risonanza nazionale anche grazie all’intervento di Gabriella Nobile e dell’associazione “Mamme per la pelle”, realtà impegnata nel contrasto alle discriminazioni subite dai figli adottivi di origine straniera. Sia l’associazione che il giovane, ormai divenuto maggiorenne, si sono costituiti parte civile nel processo.

Oltre al rifiuto all’ingresso per il sedicenne, alla titolare della struttura viene contestato un ulteriore episodio avvenuto nella stessa circostanza: aver negato la consumazione e allontanato dal locale un ventenne, inizialmente entrato, dopo averne appurato le origini marocchine.

La linea difensiva tenuta dalla direzione del locale all’indomani delle polemiche si era basata su presunte ragioni di sicurezza, citando comportamenti problematici avvenuti nelle serate precedenti. Una versione che contrasta con quanto rilevato dalla Procura, secondo cui i giovani respinti non presentavano segni di alterazione da alcol o sostanze stupefacenti. L’udienza di ieri è stata aggiornata per la necessità di rintracciare uno dei due imputati stranieri, che al momento risulta trovarsi all’estero.