Cronaca. Ravenna, Inps pretende da pensionato 20mila euro indietro per due giorni nei campi: giudice annulla la sanzione

Una sentenza destinata a creare un precedente importante in materia previdenziale arriva oggi dalle aule del Tribunale di Ravenna. Un pensionato, che si era visto richiedere dall’Inps la restituzione dell’intero importo percepito in un anno a causa di un’attività lavorativa minima, ha vinto la sua battaglia legale contro l’istituto, salvando così i propri risparmi.

Il caso: due giornate di lavoro costano un anno di pensione
La vicenda vede protagonista un 67enne ravennate, ex commerciante, andato in pensione nel febbraio del 2019 usufruendo del meccanismo di “Quota 100”. Il contenzioso è nato in relazione all’anno 2020, quando l’uomo ha prestato la sua opera nei campi per sole due giornate. Applicando un’interpretazione estremamente rigida del divieto di cumulo tra pensione anticipata e reddito da lavoro, l’Inps ha inviato una richiesta di rimborso pari a 20.097 euro, ovvero la totalità dell’assegno pensionistico erogato in quell’anno solare. Una cifra enorme se paragonata all’esiguo impegno lavorativo contestato.

La decisione del Tribunale
Il pensionato, assistito dall’avvocato Federica Moschini, non si è arreso e ha presentato ricorso, contestando la sproporzione del provvedimento. Il giudice del lavoro di Ravenna ha accolto le tesi della difesa, condannando l’Inps e frenando l’automatismo sanzionatorio dell’ente. La sentenza stabilisce che la richiesta di restituire oltre ventimila euro a fronte di un’attività lavorativa del tutto marginale non è ammissibile, ponendo un argine all’applicazione letterale e punitiva della normativa su Quota 100.