Cronaca. Riccione, assalto armato al portavalori delle Poste: in tre a processo per il colpo da 30mila euro

È approdata nelle aule del Tribunale di Rimini la vicenda legata alla spettacolare rapina avvenuta quasi cinque anni fa nel cuore di Riccione, un’azione criminale pianificata con precisione quasi militare. Ieri si è tenuta un’udienza cruciale del processo che vede imputati tre uomini, accusati di essere i responsabili dell’assalto a un furgone blindato avvenuto nel febbraio del 2021, fruttato un bottino di 30mila euro.

Un piano da film d’azione
I fatti risalgono al 23 febbraio 2021. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il commando entrò in azione nel retro dell’ufficio postale di viale Corridoni utilizzando uno stratagemma degno di una sceneggiatura cinematografica. I malviventi si nascosero all’interno di un Fiat Doblò appositamente modificato: sulla fiancata erano stati applicati adesivi per farlo sembrare un mezzo di servizio delle Poste, mentre sul portellone posteriore era stato ricavato un piccolo spioncino per monitorare l’esterno senza essere visti.

L’agguato scattò nell’istante in cui il vigilante scese dal blindato con il plico contenente il denaro. Due uomini, armati di fucili automatici, uscirono improvvisamente dal furgone-civetta, immobilizzando la guardia giurata e costringendola a terra con l’arma puntata alla nuca. In quei momenti di terrore, i rapinatori tentarono anche di sottrarre la pistola d’ordinanza al vigilante, prima di impossessarsi dei contanti e darsi alla fuga a bordo di una Fiat 500, guidata da un complice che li attendeva a breve distanza.

Il processo e la prova del DNA
Le indagini, condotte in maniera meticolosa dai Carabinieri di Riccione, hanno portato all’identificazione di tre presunti membri della banda, tutti originari di San Severo, in provincia di Foggia, e attualmente a piede libero. Si tratta di un 44enne e un 45enne, ritenuti gli esecutori materiali dell’assalto armato, e di un 52enne accusato di aver fornito supporto logistico e aiuto nella preparazione del colpo.

Il dibattimento, che si sta svolgendo davanti al tribunale collegiale di Rimini, ruota attorno a elementi probatori complessi. L’accusa fonda parte della sua tesi sul ritrovamento di tracce di DNA che collegherebbero gli imputati alla scena del crimine. Tuttavia, il collegio difensivo, composto dagli avvocati Giuliano Renzi e Luigi Marinelli, contesta fermamente la validità di tali riscontri scientifici. La sentenza che deciderà le sorti dei tre imputati è attesa per il prossimo 5 maggio.