La partita a scacchi per l’assegnazione definitiva di Villa Mussolini si arricchisce di un elemento strategico che potrebbe rivelarsi decisivo. Mentre si avvicina la scadenza del 30 maggio, termine ultimo per la validità delle offerte vincolanti, l’amministrazione comunale di Riccione sembra avere un asso nella manica rispetto alla concorrente David2 di Torino: la proprietà del parco. Se la sfida si gioca sul filo delle cifre – con la proposta privata che supererebbe quella pubblica di appena 80mila euro – la titolarità del giardino che abbraccia la storica dimora rappresenta un peso specifico impossibile da ignorare.
Un confine non solo simbolico
L’attuale assetto proprietario crea una situazione particolare: chiunque acquisterà l’edificio dalla Fondazione Carim, attuale detentrice, si troverà proprietario delle mura e dell’accesso da viale Milano, ma non dell’area verde circostante. Il parco, con le sue alberature secolari e gli spazi spesso usati per eventi, appartiene infatti in via esclusiva al Comune. Questo significa che un eventuale acquirente privato si troverebbe a gestire un immobile “assediato” da una proprietà pubblica, un dettaglio che potrebbe complicare non poco i piani di sviluppo e gestione del bene.
L’eredità dell’esproprio
Il possesso pubblico del giardino non è casuale, ma frutto di una precisa volontà politica del passato, pagata a caro prezzo. L’area divenne patrimonio della città al termine di una complessa procedura di esproprio, segnata da battaglie legali e ricorsi sulla quantificazione dell’indennizzo. Alla fine, l’operazione costò alle casse pubbliche circa un miliardo e 400 milioni delle vecchie lire. Un investimento ingente che oggi si trasforma in una leva negoziale formidabile: scorporare la villa dal suo contesto naturale appare un’operazione complessa e poco funzionale.
I vincoli della Soprintendenza
A complicare ulteriormente il quadro per qualsiasi compratore c’è il capitolo della tutela. Qualunque sia il destino dell’immobile, ogni intervento di modifica o adattamento – specialmente se orientato a una fruizione museale – dovrà passare sotto le forche caudine della Soprintendenza. Dall’illuminazione agli allestimenti interni, ogni passo dovrà essere concordato con il Ministero per preservare l’integrità storica del bene, rendendo il progetto culturale (e la sua sostenibilità) un fattore critico tanto quanto l’offerta economica.












