Ieri il giudice per l’udienza preliminare di Rimini ha disposto la custodia in carcere per una donna di 29 anni, residente in città, accusata di maltrattamenti e lesioni nei confronti della madre di 59 anni. Il provvedimento è stato adottato dopo la revoca della precedente misura di sicurezza che la vedeva collocata in una struttura sanitaria residenziale per autori di reato con disturbi psichiatrici ritenuti socialmente pericolosi.
Secondo quanto stabilito dal gup Alessandro Capodimonte, non sussistono le condizioni per riconoscere alla donna una patologia mentale tale da escludere o ridurre la capacità di intendere e di volere. Il giudice ha inoltre evidenziato la piena consapevolezza della 29enne nel portare avanti condotte illecite reiterate nel tempo.
Gli episodi contestati si inseriscono in un quadro di violenze domestiche legate alla tossicodipendenza della donna. I comportamenti aggressivi, infatti, non si sarebbero interrotti nemmeno dopo una precedente condanna risalente all’estate del 2024, quando la giovane aveva minacciato la madre brandendo un coltello.
Nel settembre dello scorso anno, durante un litigio nato per motivi banali, la situazione sarebbe degenerata in un’aggressione fisica. La donna avrebbe scagliato contro la madre una sedia, un bicchiere e altri oggetti presenti in casa, colpendola anche con calci e pugni. Le lesioni riportate dalla 59enne avevano reso necessario il ricorso alle cure del pronto soccorso, dove le ferite erano state giudicate guaribili in tre giorni.
Oltre alle violenze, la 29enne avrebbe preteso che la madre la assistesse durante le fasi di assunzione di sostanze stupefacenti. In più occasioni, sempre a causa della dipendenza, avrebbe manifestato scatti d’ira distruggendo oggetti all’interno dell’abitazione e creando un clima di costante paura tra le mura domestiche.
In un episodio particolarmente grave, la donna avrebbe rivolto alla madre pesanti minacce, arrivando a prospettare ritorsioni violente tramite terze persone. Elementi che, secondo l’autorità giudiziaria, confermano la pericolosità della condotta e la necessità della detenzione in carcere come misura cautelare.
La vicenda evidenzia un contesto familiare segnato da tensioni continue e da una lunga serie di interventi giudiziari, culminati ora con l’ingresso della 29enne in istituto penitenziario.












