Cronaca. Rimini, 33enne pachistano condannato per violenza sessuale

Si è chiuso il processo a carico di un cittadino pachistano di 33 anni, condannato per aver aggredito e tentato di violentare una rifugiata iraniana all’interno di una struttura ricettiva riminese. I giudici del collegio, pur riconoscendo la colpevolezza dell’uomo, hanno applicato l’attenuante della minore gravità del fatto, infliggendo una pena di 1 anno e 10 mesi con la sospensione condizionale.

La sentenza giunge a fronte della richiesta del pubblico ministero Luca Bertuzzi, che aveva sollecitato una condanna a 6 anni di reclusione. La vicenda risale all’aprile del 2023, quando la vittima, una quarantenne fuggita dal proprio Paese in cerca di libertà, denunciò di essere stata assalita nella sua camera d’albergo.

Secondo la ricostruzione dei fatti, l’imputato sarebbe riuscito a fare irruzione nella stanza della donna, strappandole i vestiti e minacciandola di morte nel tentativo di consumare l’abuso. Solo la strenua resistenza della vittima, che reagì urlando e graffiando l’aggressore, permise di interrompere la violenza e di spingere l’uomo fuori dal locale. Tuttavia, stando a quanto emerso dalle indagini, il trentatreenne non si sarebbe arreso, tornando alla carica la sera successiva con ulteriori minacce di morte per costringerla a cedere.

In quell’occasione, la donna era riuscita a fuggire in strada terrorizzata, chiedendo aiuto a una pattuglia della Polizia di Stato che l’aveva messa in sicurezza. Le successive indagini della Squadra Mobile avevano poi portato all’identificazione del responsabile.

Durante il procedimento, l’imputato, assistito dall’avvocato Gianluca Tencati, aveva negato ogni addebito sostenendo l’esistenza di una presunta relazione consenziente con la donna. Una versione che non ha però convinto i giudici, i quali hanno confermato la responsabilità penale dell’uomo per i gravi episodi contestati.