Si è conclusa con un’assoluzione inaspettata la vicenda giudiziaria che vedeva una badante ucraina di 60 anni accusata di aver abusato fisicamente e verbalmente della donna di 90 anni che avrebbe dovuto accudire. Nonostante la gravità delle accuse iniziali, il reato di maltrattamenti è stato derubricato in quello meno severo di percosse, portando alla chiusura del fascicolo senza una condanna detentiva. La svolta nel processo è arrivata mercoledì 25 febbraio 2026, dopo che l’imputata ha scelto la via del risarcimento economico verso la famiglia della vittima.
Il caso era scoppiato in seguito alla denuncia presentata dai parenti dell’anziana, i quali, insospettiti da alcuni segnali, avevano installato delle telecamere di sorveglianza all’interno dell’abitazione della congiunta. I filmati, che coprono un arco temporale di quasi cinque mesi, hanno documentato una realtà agghiacciante: una serie continua di calci, pugni e insulti rivolti alla novantenne. Le immagini mostravano chiaramente come le aggressioni fisiche fossero sistematicamente accompagnate da violenze verbali, trasformando l’assistenza domiciliare in un vero e proprio incubo quotidiano per la vittima.
Durante il dibattimento in aula, il pubblico ministero aveva richiesto una pena severa, proponendo una condanna a due anni e dieci mesi di reclusione per maltrattamenti aggravati. Di contro, la difesa della sessantenne, affidata all’avvocato Alessandro Buzzoni di Rimini, ha puntato a smontare l’impianto accusatorio contestando la legittimità dei video acquisiti come prova e lavorando parallelamente a una composizione stragiudiziale della vicenda. Prima della sentenza definitiva, la badante ha infatti provveduto a risarcire i familiari della vittima, i quali hanno conseguentemente deciso di ritirare la querela precedentemente sporta.
Questa transazione economica ha cambiato radicalmente l’esito del processo. Con il ritiro della querela e la successiva decisione del giudice di derubricare la condotta dell’imputata nel reato di percosse, la sessantenne è stata assolta dalle accuse più gravi. Sebbene le prove video abbiano cristallizzato mesi di vessazioni ai danni di una persona fragile, il percorso riparativo intrapreso dall’imputata ha permesso di estinguere le pendenze penali previste per la fattispecie di reato meno grave, chiudendo un capitolo doloroso senza che venisse applicata la sanzione detentiva inizialmente ipotizzata dalla Procura.











