Giro di vite contro il lavoro sommerso e le violazioni in materia di sicurezza nella provincia di Rimini. Un’offensiva condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, con il supporto dei colleghi del Gruppo Tutela del Lavoro di Venezia, ha portato alla luce numerose irregolarità nel corso dell’ultima settimana. Il bilancio dell’operazione è pesante: sanzioni amministrative e ammende per un totale che supera i 225mila euro.
Le irregolarità nei cantieri e nei negozi
L’attività ispettiva si è concentrata prevalentemente sui settori dell’edilizia e del commercio, individuando nove imprese non in regola. Per sei di queste – specificamente cinque ditte edili e un’attività commerciale – è scattato il provvedimento di sospensione immediata dell’attività imprenditoriale. Alla base della decisione vi è l’impiego di cinque lavoratori completamente “in nero”, privi di qualsiasi contratto e tutela assicurativa, oltre a gravi manchevolezze sul fronte della prevenzione infortuni.
Cavi scoperti e vie di fuga bloccate
Lo scenario emerso dai controlli ha evidenziato rischi concreti per l’incolumità del personale. I militari hanno riscontrato la presenza di impianti elettrici pericolosi con cavi in tensione non protetti, l’assenza della documentazione obbligatoria nei cantieri e la mancata nomina del medico competente per le visite di idoneità. In molti casi, i dipendenti non avevano ricevuto alcuna formazione sulla sicurezza.
Oltre alle sospensioni, sono state contestate violazioni anche a un committente, a un professionista del settore edile e a un altro esercizio commerciale. Tra le anomalie segnalate figurano ambienti di lavoro inadeguati, vie di esodo ostruite che avrebbero impedito l’evacuazione in caso di emergenza e l’omessa verifica dei requisiti tecnico-professionali delle ditte esecutrici.











