Cronaca. Rimini, caso Pierina Paganelli: la Cassazione chiede nuove verifiche sulla custodia di Louis Dassilva

 

Il destino cautelare di Louis Dassilva torna nuovamente nelle mani del Tribunale del Riesame. La Corte di Cassazione ha infatti depositato le motivazioni del provvedimento con cui, lo scorso ottobre, aveva annullato l’ordinanza di custodia in carcere per l’unico indagato dell’omicidio di Pierina Paganelli, accogliendo l’istanza presentata dai legali Riario Fabbri e Andrea Guidi. La Suprema Corte ha chiarito che questa valutazione si limita esclusivamente alle esigenze cautelari e non pregiudica l’esito del processo di merito attualmente in fase di svolgimento a Rimini, ma ha sottolineato la necessità di una ricostruzione più solida e coerente per giustificare la permanenza in cella dell’imputato.

Secondo quanto riportato dai giudici di legittimità, il Riesame dovrà fornire una motivazione più approfondita in merito alla conferma della misura restrittiva, tenendo conto delle risultanze emerse dalle perizie tecniche. Tra gli elementi chiave da riesaminare figurano i filmati della telecamera della farmacia, le analisi sui dispositivi mobili e i recenti accertamenti fonici riguardanti le registrazioni delle voci catturate nel garage di via del Ciclamino. La Cassazione richiede inoltre un’analisi critica delle dichiarazioni fornite da Manuela Bianchi, evidenziando come la sua seconda versione dei fatti presenti un’ambiguità di fondo: potrebbe essere considerata più attendibile poiché non più influenzata dal desiderio di proteggere la relazione con l’indagato, ma allo stesso tempo potrebbe essere inficiata da sentimenti di risentimento dovuti alla fine del rapporto extraconiugale e alle affermazioni rilasciate dallo stesso Dassilva.

Un altro punto centrale delle motivazioni riguarda il movente del delitto. La Suprema Corte ha precisato che la questione non ruota attorno alla possibilità oggettiva che Pierina Paganelli avesse già scoperto l’identità dell’amante della nuora (circostanza che renderebbe superflua l’assunzione di un investigatore privato), quanto piuttosto sulla percezione soggettiva che l’imputato aveva di tale rischio. In sostanza, ciò che conta per i giudici non è la realtà dei fatti, ma ciò che Dassilva credeva che la vittima sapesse o stesse per scoprire.

Infine, il giudice del rinvio sarà chiamato a sciogliere il nodo relativo alla testimonianza della moglie di Dassilva, Valeria Bartolucci. Spetterà al tribunale bolognese stabilire se la difesa dell’imputato poggi su un alibi “fasullo”, ovvero costruito ad arte, o su un alibi semplicemente “fallito” per mancanza di riscontri oggettivi. Con il deposito degli atti, il Tribunale del Riesame ha ora dieci giorni di tempo per esprimersi, rendendo probabile la fissazione di una nuova udienza a Bologna entro la fine di gennaio 2026.