Un cortocircuito tra giustizia e amministrazione statale sta mettendo a rischio la darsena turistica di Rimini. Marina Blu S.p.A., società concessionaria dell’infrastruttura portuale, si trova oggi stretta in una morsa paradossale: pignorata dall’Agenzia del Demanio per canoni che tre recenti sentenze della Corte d’Appello di Bologna hanno dichiarato non dovuti.
Il ribaltamento della giurisprudenza ignorato dal Demanio
La vicenda affonda le radici in una sentenza del febbraio 2025 della Corte d’Appello di Bologna, sulla base della quale è scattato il pignoramento attualmente in corso. Tuttavia, la stessa sezione giudiziaria ha successivamente ribaltato il proprio orientamento, emettendo tre pronunce fino a gennaio scorso che hanno sancito l’inesistenza del debito. Secondo i giudici, i canoni demaniali fondati sulla normativa del 2006 non sono più dovuti, essendo stati superati dalla disciplina entrata in vigore nel 2020. Nonostante questo mutato orientamento espresso dallo stesso tribunale, l’Agenzia del Demanio ha proseguito nell’azione esecutiva, suscitando accuse di mala fede da parte della società.
Un’esecuzione che può portare al collasso finanziario
L’esborso richiesto a Marina Blu risulterebbe sproporzionato rispetto agli interessi in gioco. La società, pur forte delle sentenze favorevoli, rischierebbe di dover versare somme calcolate su basi normative abrogate e annullate dalla magistratura. Un pagamento di tale entità comprometterebbe irrimediabilmente gli equilibri finanziari dell’azienda, rendendo impossibile onorare gli impegni con il sistema bancario e spalancando le porte a un possibile default.
Oltre cento posti di lavoro e servizi essenziali in bilico
Le conseguenze non si limiterebbero al piano aziendale. Il porto turistico di Rimini rappresenta un’infrastruttura strategica per l’economia locale, l’occupazione e la sicurezza della navigazione adriatica. La darsena garantisce approdo e rifugio anche in condizioni meteorologiche avverse, svolgendo una funzione pubblica essenziale. Al suo interno operano due ristoranti, un bar, un cantiere nautico, un distributore di carburante e diverse attività commerciali, per un totale di oltre cento posti di lavoro a rischio in caso di dissesto della società.
Canoni modificati nonostante i divieti giudiziari
Ad aggravare la situazione è il mancato rispetto di pronunce già esecutive che vietano la modifica unilaterale del canone concessorio. Nonostante ciò, il Comune di Rimini ha proceduto a rideterminare gli importi, mentre il Demanio ha avviato il recupero di somme contestate. Marina Blu sostiene di aver sempre adempiuto agli obblighi contrattuali, versando quanto stabilito nell’atto di concessione, come già riconosciuto dalle sedi giudiziarie.
Appello urgente alle istituzioni
La società, guidata da Luigi Ferretti, chiede un intervento immediato da parte delle istituzioni locali e nazionali affinché venga ristabilita coerenza tra le decisioni della magistratura e l’azione amministrativa. Quello che emerge non è una semplice controversia burocratica, ma una frattura istituzionale che mina la certezza del diritto e rischia di produrre conseguenze devastanti per l’intero tessuto economico e sociale del territorio riminese.











