Cronaca. Rimini, figlio morì nel rogo del camper in Sardegna: padre rinviato a giudizio per omicidio colposo

Un padre devastato dalla perdita di un figlio che ora deve affrontare un processo come unico imputato per quella stessa tragedia. Ieri il gup del Tribunale di Tempio Pausania, su richiesta della pm Noemi Mancini, ha disposto il rinvio a giudizio di Daniel Roman Imbuzan, imprenditore riminese di origini rumene di 54 anni, accusato di omicidio colposo per la morte del figlio Samuel, 11 anni, avvenuta nell’agosto 2023 in Sardegna. La prima udienza dibattimentale è stata calendarizzata per il prossimo 19 marzo.

La tragedia sulla spiaggia di Bados

Il bambino perse la vita intorno all’ora di pranzo in un violento incendio divampato all’interno del camper della famiglia, in sosta su uno sterrato nei pressi della spiaggia di Bados, nel litorale di Olbia. Il piccolo stava riposando nel mezzo mentre i genitori e altri campeggiatori cucinavano all’esterno. A scatenare il rogo fu l’esplosione provocata da una fuga di gas: un tubo si staccò dalla bombola collegata al fornello da campeggio a causa dell’alta pressione, innescando una fiammata devastante che avvolse il camper e incenerì altri due caravan, una roulotte e un carrello rimorchio per imbarcazioni, oltre a tutta la vegetazione circostante. Il 54enne riportò ustioni sul 40 per cento del corpo nel disperato tentativo di estrarre il figlio dalle fiamme. Oltre all’omicidio colposo, all’uomo vengono contestati anche le lesioni nei confronti della moglie Tatiana Lisi, rimasta a sua volta ustionata, e l’incendio boschivo.

Le contestazioni della Procura

Secondo le indagini condotte dai carabinieri, Imbuzan stava utilizzando la cucina da campeggio da cui partì la fiammata letale. La Procura gli contesta di aver acceso il fornello nonostante le condizioni di forte vento, di non aver verificato il corretto funzionamento dell’apparecchio e di essersi accampato in un’area dove la sosta dei camper era vietata.

La linea difensiva

Il legale dell’imputato, l’avvocato Antonello Desini, ha spiegato che la difesa ha scelto di non ricorrere a riti alternativi, convinta di poter dimostrare in dibattimento l’errore della Procura. Il difensore ha sottolineato che il fornello e le bombole non erano di proprietà del suo assistito, né erano stati forniti da lui, circostanza che ha definito pacifica. Secondo il legale, la responsabilità andrebbe attribuita ad altri soggetti, i proprietari dell’attrezzatura, che nelle ore successive alla tragedia avrebbero fatto perdere le proprie tracce lasciando l’Italia e risultando tuttora irreperibili. L’avvocato ha espresso rammarico per il fatto che un padre già distrutto dalla morte del figlio si sia visto trasformare da vittima in imputato, definendo la situazione francamente insostenibile per l’uomo e per la sua famiglia.