Le Fiamme Gialle riminesi hanno smantellato un sistema di evasione fiscale che collegava la Romagna ai Paesi balcanici. L’operazione, condotta sotto la direzione del sostituto procuratore Luca Bertuzzi, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di due soggetti e al sequestro di beni per un valore complessivo di un milione e mezzo di euro.
Il meccanismo fraudolento
Al centro dello schema illecito si trova un’azienda operante nel commercio di pellami con sede nella provincia di Rimini, gestita da un imprenditore quarantottenne di origini sudamericane. Insieme a lui risulta indagata una cinquantaseienne di nazionalità spagnola, domiciliata in provincia di Pisa.
Stando alla ricostruzione degli investigatori, la ditta italiana avrebbe utilizzato società fantasma localizzate in Croazia, Bosnia e Albania per generare fatture relative ad acquisti mai effettuati. Attraverso questo artificio contabile, l’impresa riusciva a ridurre sensibilmente il proprio carico fiscale in Italia. Le somme trasferite oltre confine seguivano poi un doppio binario: una parte veniva ritirata in contanti, mentre la restante quota rientrava nei conti di società riconducibili agli indagati, mascherata da finanziamenti fittizi. Proprio questo passaggio ha portato i magistrati a contestare al titolare della ditta anche l’ipotesi di autoriciclaggio.
Cooperazione internazionale e sequestri
L’inchiesta si è avvalsa di una significativa collaborazione tra gli inquirenti italiani e le forze di polizia croate. Sulla base degli elementi raccolti, il giudice per le indagini preliminari Raffaella Ceccarelli ha firmato ieri il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca. I finanzieri hanno posto sotto vincolo un immobile, quattro veicoli e diverse partecipazioni societarie intestate all’imprenditore.












