Cronaca. Rimini, la donna a processo per stalking e abusi sull’ex: “Volevo i soldi dei mobili”

Si è difesa in aula sostenendo di essere stata lei la parte lesa, tradita dal partner, e di aver agito esclusivamente per recuperare il denaro investito nell’arredamento della casa comune. È questa la linea tenuta da una 46enne riminese, finita alla sbarra con un capo d’imputazione pesante che comprende atti persecutori, violenza sessuale e tentata estorsione ai danni dell’ex compagno.

Dalle accuse ai controesposti

La vicenda giudiziaria ha contorni complessi e nasce da un ribaltamento dei ruoli. Inizialmente era stata la donna a denunciare l’uomo per maltrattamenti. Lo scenario è mutato radicalmente quando il 44enne, assistito dai legali Alessandro Pierotti e Paolo Righi, ha risposto con una controquerela dettagliata. L’uomo ha prodotto documentazione relativa a minacce, scenate di gelosia e richieste economiche pressanti. Tra le prove depositate figura anche una registrazione video in cui l’imputata avrebbe preteso il versamento di 20mila euro come condizione imprescindibile per abbandonare l’abitazione.

L’arresto e la difesa

Secondo la ricostruzione dell’accusa, la 46enne non avrebbe mai accettato la fine della relazione sentimentale, scivolando in comportamenti ossessivi e intimidatori. Le contestazioni includono anche presunti tentativi di approccio sessuale che l’uomo avrebbe respinto. Questa escalation aveva portato, nel settembre del 2024, all’arresto della donna in flagranza differita.

In tribunale, assistita dall’avvocata Aidi Pini, l’imputata ha respinto l’etichetta di stalker, descrivendosi come una donna ferita e perseguitata che cercava solo un legittimo risarcimento per le spese sostenute. Il giudice ha rinviato l’udienza alla fine di marzo, data in cui è attesa la discussione finale e la sentenza.