Cronaca. Rimini, omicidio Paganelli: a giugno la sentenza per il senegalese Dassilva

Il processo per il delitto di Pierina Paganelli entra oggi nelle sue fasi decisive presso il Tribunale di Rimini. La Corte d’Assise, presieduta dal giudice Fiorella Casadei, ha delineato un cronoprogramma che punta ad arrivare alla sentenza di primo grado entro la fine della prossima primavera, presumibilmente entro il mese di giugno. Il principale protagonista delle prossime settimane sarà Louis Dassilva, il 35enne di origine senegalese unico imputato per l’omicidio volontario della donna.

Il rinvio dell’esame dell’imputato

L’attesa deposizione di Dassilva, inizialmente programmata per lunedì prossimo, ha subito un posticipo. L’imputato, assistito dai legali Riario Fabbri e Andrea Guidi, comparirà davanti ai giudici il prossimo 13 aprile per rispondere alle domande dell’accusa e della difesa. Dassilva si trova in stato di detenzione nel carcere di Rimini dal 16 luglio 2024, accusato di aver ucciso la vicina di casa nel vano garage del condominio di via del Ciclamino il 3 ottobre 2023.

Le prossime tappe in aula

Il calendario processuale prevede per lunedì prossimo la conclusione dei testimoni citati dalla Procura. Il pubblico ministero Daniele Paci chiamerà a deporre due agenti della Squadra Mobile che hanno coordinato i rilievi e le indagini fin dal ritrovamento del cadavere. Una volta terminata questa fase, il tribunale darà spazio ai testimoni delle parti civili e, successivamente, alla nutrita lista di consulenti e testi tecnici presentati dalla difesa.

Il nodo dei testimoni chiave

Nelle scorse udienze la Corte ha già acquisito la testimonianza di Valeria Bartolucci, moglie dell’imputato. Resta invece ancora in sospeso la decisione dei giudici circa la convocazione di Manuela Bianchi, la nuora della vittima con la quale Dassilva intratteneva una relazione extraconiugale. La Corte si è riservata di valutare se ascoltare la donna, considerata una figura centrale dall’accusa, soltanto al termine dell’intera istruttoria dibattimentale.

L’intero impianto accusatorio si basa sugli accertamenti condotti nell’ultimo anno e mezzo sulla vita privata e sugli spostamenti del 35enne senegalese, i cui legali continuano a ribadire l’estraneità ai fatti del proprio assistito nonostante la prolungata custodia cautelare.