Nel pomeriggio di ieri è ripreso il dibattimento nelle aule del tribunale per l’assassinio di Pierina Paganelli. L’undicesima udienza ha visto proseguire l’esame di Valeria Bartolucci, consorte dell’unico imputato, il metalmeccanico senegalese Louis Dassilva. Al termine di una lunga e complessa deposizione, la donna non è riuscita a fornire un alibi inattaccabile per il coniuge relativo all’ora esatta del delitto, concentrando invece il suo racconto sulla fitta rete di tradimenti e sulle dinamiche relazionali del condominio.

Rispondendo alle domande degli avvocati difensori e di parte civile, la teste ha ripercorso l’evoluzione del rapporto con Manuela Bianchi. Nata come un’amicizia dopo l’incidente occorso al marito di quest’ultima, la frequentazione ha celato a lungo la relazione clandestina tra la vicina e l’imputato. La moglie ha raccontato di aver scoperto la verità solo in un secondo momento, evidenziando come la Bianchi avesse inizialmente mascherato la frattura di alcune costole, avvenuta durante un incontro intimo con il senegalese, spacciandola per una banale caduta in bagno. Le clamorose rivelazioni sulle infedeltà si sono poi allargate: la testimone ha infatti svelato che il partner ha intrattenuto rapporti sessuali anche con una sua cugina e con una collega di lavoro, due scoperte che l’hanno spinta a troncare immediatamente ogni legame con le dirette interessate.
Un passaggio cruciale dell’interrogatorio ha riguardato i sospetti sui possibili tentativi di depistaggio. La consorte ha ricordato l’episodio in cui la Bianchi prelevò dal pronto soccorso gli indumenti insanguinati del senegalese a seguito di un sinistro stradale. Questo dettaglio aveva innescato nella testimone il forte dubbio che qualcuno volesse inquinare la scena del crimine per incastrare deliberatamente il marito. A rendere il quadro investigativo ancora più intricato sono state le confidenze della stessa Bianchi, la quale, secondo quanto riferito in aula, in passato aveva persino ipotizzato che l’autore dell’omicidio della suocera potesse essere il proprio fratello Loris, descritto all’epoca come instabile e sotto l’effetto di cure farmacologiche.
La donna ha poi confessato di aver attraversato momenti di profonda disperazione a causa della condotta infedele dell’uomo e delle tensioni accumulate, tanto da meditare gesti autolesionistici e scrivere lettere d’addio. Nonostante lo strappo emotivo, ha però ribadito con fermezza di non aver mai ritenuto il marito responsabile del brutale assassinio, sottolineando inoltre come l’unica preoccupazione dell’indagato la sera del tre ottobre fosse unicamente legata ai danni economici subiti dalla sua motocicletta. Prima della sospensione dei lavori disposta dal giudice, la tensione dell’aula si è temporaneamente sciolta in un bacio e un abbraccio tra i due coniugi.











