Una complessa rete di frode fiscale, con un epicentro societario a Rimini, è stata smantellata oggi, martedì 3 febbraio, dalla Guardia di Finanza di Brescia. L’operazione ha portato a un maxi sequestro di beni per un valore complessivo di 3,5 milioni di euro, scoperchiando un sofisticato sistema basato su fatture false, crediti d’imposta inesistenti e autoriciclaggio.
Al centro delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Brescia ed eseguite dalla Compagnia di Desenzano del Garda, è finita una società con sede legale in provincia di Rimini, affiancata da altre realtà operative nell’area gardesana. Secondo gli inquirenti, queste imprese, tutte attive nel campo della consulenza amministrativa, avrebbero creato un circuito di fatturazione per operazioni inesistenti per un importo di circa quattro milioni di euro. Le fatture documentavano fittiziamente attività di ricerca e sviluppo mai portate a termine.
Lo scopo di questo meccanismo fraudolento era quello di consentire a un’altra impresa, con sede nel Bresciano e specializzata nel commercio all’ingrosso di macchinari, di generare crediti d’imposta fittizi. Questi crediti, per un valore superiore al milione di euro, venivano poi utilizzati in compensazione per abbattere il carico fiscale, garantendo alla società un indebito e cospicuo risparmio.
L’inchiesta ha inoltre fatto luce su un ingegnoso sistema di autoriciclaggio. I proventi illeciti derivanti dalle false fatturazioni non venivano semplicemente incassati, ma “ripuliti” e reimmessi nell’economia legale. Ciò avveniva attraverso la stipula di contratti preliminari di compravendita tra le società coinvolte. Le caparre versate venivano poi deliberatamente perse a seguito della rinuncia all’acquisto, mascherando così l’origine illegale del denaro e dandogli una parvenza di legittimità.
Sulla base del solido quadro probatorio raccolto, il giudice per le indagini preliminari ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato a confiscare il profitto dei reati, stimato appunto in 3,5 milioni di euro. Il provvedimento ha interessato disponibilità finanziarie, quote societarie, una lussuosa autovettura e diversi immobili situati in varie province del Nord Italia e in Sardegna, confermando la portata nazionale di un’indagine che vede Rimini coinvolta come snodo cruciale del sistema fraudolento.











