Cronaca. Romagna, droga e sequestri: pene ricalcolate in appello per il gruppo albanese

La Corte di Assise di Appello di Bologna si è pronunciata ieri sul vasto giro di narcotraffico internazionale che ha operato per anni in Romagna. I giudici di secondo grado hanno sostanzialmente confermato il solido impianto accusatorio a carico dei quattordici imputati, in maggioranza cittadini di origini albanesi, pur concedendo alcune lievi riduzioni di pena rispetto alla precedente sentenza. Sulle loro teste pendono capi d’imputazione di estrema gravità, che affiancano lo spaccio su larga scala al sequestro di persona a scopo estorsivo.

L’intero iter giudiziario affonda le proprie radici in una complessa indagine della Direzione Distrettuale Antimafia, coordinata dal pubblico ministero Roberto Ceroni. L’operazione investigativa culminò nell’estate del 2023 con la cattura di tredici individui, quasi tutti domiciliati nel circondario forlivese. I numeri di quel blitz restituirono l’esatta dimensione del business illecito: le autorità riuscirono a intercettare ben centoquattordici chilogrammi di cocaina, trentasette di hashish e un impressionante patrimonio in contanti superiore al milione di euro.

Scendendo nel dettaglio delle decisioni assunte dai magistrati bolognesi, spicca il ricalcolo per Redi Hoxha, la cui pena detentiva è passata da venti a diciassette anni di reclusione. Uno sconto è stato applicato anche all’autotrasportatore forlivese Gianluca Fiore, che dovrà scontare dodici anni a fronte dei quattordici e otto mesi inflitti in primo grado. Per altri due profili coinvolti nel procedimento penale, la Corte ha invece ratificato l’accoglimento del concordato in appello, rideterminando di conseguenza gli anni di carcere da scontare.

Le fasi processuali hanno permesso di tracciare con precisione l’architettura della rete criminale, smascherata principalmente grazie alla decodificazione di piattaforme di messaggistica criptate. Secondo le carte dell’inchiesta, sul territorio emiliano-romagnolo agivano due distinte associazioni a delinquere in stretta sinergia: la prima radicata nella provincia di Modena, la seconda operativa sull’asse Forlì-Cesena e Rimini. Le indagini hanno rivelato una struttura fortemente gerarchica, supportata da una capillare manovalanza e da ingenti disponibilità di veicoli, immobili e capitali, capace di interfacciarsi senza intermediari con i vertici dei gruppi criminali all’estero.