A tredici anni esatti dalla tragica caduta da una finestra di Rocca Salimbeni, la prospettiva sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena si ribalta in modo clamoroso. La seconda commissione parlamentare d’inchiesta ha formalmente escluso l’ipotesi del gesto volontario, sancendo nero su bianco che il manager fu vittima di un assassinio.
Il documento che attesta questa nuova verità è stato approvato all’unanimità nella giornata di ieri dai commissari presenti, pur registrando l’assenza dei rappresentanti di centrosinistra. L’intero incartamento, frutto di due anni di perizie e audizioni, è già stato recapitato al procuratore capo di Siena. I magistrati toscani hanno infatti deciso di riaprire le indagini per la terza volta, archiviando definitivamente le vecchie conclusioni che parlavano di suicidio.
La ricostruzione dell’aggressione
A determinare la svolta investigativa sono state due consulenze specialistiche affidate a un esperto del Ris e a un medico legale. I tecnici hanno delineato una dinamica brutale: la sera del 6 marzo 2013, la vittima avrebbe subito una violenta aggressione all’interno del proprio ufficio, cercando invano di difendersi. Successivamente, i suoi aggressori lo avrebbero sporto di peso dalla finestra per intimorirlo, per poi lasciarlo precipitare nel vuoto.
Le analisi medico-legali hanno chiarito l’origine di diverse ferite. I segni sul volto e vicino al naso sarebbero la conseguenza dello schiacciamento contro i fili metallici installati sul davanzale per allontanare i volatili, mentre i traumi alla testa deriverebbero dal violento impatto contro la sbarra di sicurezza dell’infisso.
Il presidente dell’organismo parlamentare ha precisato che questi nuovi rilievi non cancellano il lavoro passato, ma lo completano. Un’attenta analisi dei filmati di quella notte ha infatti permesso di stabilire che le lesioni ai polsi non sono imputabili allo schianto al suolo, confermando l’ipotesi di una colluttazione precedente alla caduta. Rimane invariato un dettaglio drammatico condiviso da tutte le perizie: dopo aver toccato terra, l’uomo ha agonizzato per circa venti minuti, un lasso di tempo in cui un tempestivo allarme avrebbe forse potuto salvargli la vita.
Le reazioni e le polemiche
I legali della vedova e della figlia hanno accolto gli sviluppi come un fondamentale traguardo verso la giustizia, pur consapevoli che l’iter giudiziario sarà ancora lungo. Nel frattempo, l’affidamento del nuovo fascicolo alla Procura senese ha già innescato forti tensioni sul piano politico. Alcuni esponenti parlamentari considerano profondamente inopportuno che a indagare siano gli stessi uffici protagonisti delle prime inchieste, ritenute viziate da gravi leggerezze procedurali, e auspicano un passo indietro da parte dei magistrati locali per garantire totale trasparenza.
I dettagli completi della relazione saranno illustrati pubblicamente dopodomani all’Archivio di Stato, in concomitanza con il tredicesimo anniversario della scomparsa del professionista.












